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In risposta al genocidio: assistenza e autonomia per le vittime nell’Iraq settentrionale

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, St. Julian’s (Malta), 29 - 30 marzo 2017

  • Premesso che in Iraq, il numero di cristiani è diminuito da 1.400.000 prima del 2003 a meno di 250.000 oggi e premesso che in Siria, nel 2010, i cristiani costituivano l’8-10% della popolazione, e le stime indicano che attualmente meno della metà di questi cristiani siriani è rimasta nel paese;
  • Premesso che il 4 febbraio 2016, il Parlamento europeo “[ha evidenziato] che il cosiddetto “ISIS/Daesh” sta commettendo un genocidio contro cristiani, yazidi e altre minoranze etniche e religiose, che non accettano l’interpretazione dell’Islam del cosiddetto “ISIS/Daesh”; e premesso che la denominazione di genocidio è stata utilizzata da Consiglio d’Europa, Casa Bianca, Dipartimento di Stato e Congresso statunitense, Camera dei Comuni britannica, governo e parlamento canadese, Assemblea nazionale francese, parlamento lituano e Camera dei rappresentanti australiana;
  • Premesso che il 27 ottobre 2016, il Parlamento europeo ha dichiarato che “la massima autonomia e tutela della sicurezza per le comunità della piana di Ninive, Tal Afar e Sinjar nell’ambito della Repubblica federale d’Iraq contribuirebbero a ripristinare e preservare i diritti umani fondamentali, compresi i diritti di proprietà, delle popolazioni indigene di quella regione”;
  • Premesso che si prevede che l’offensiva di Mosul termini entro i primi otto mesi del 2017; e premesso che la carenza di preparazione politica per questa offensiva rischia di condurre a nuovi conflitti, che impedirebbero il ripristino e il rimpatrio nelle aree — piana di Ninive (cristiani, shabak), Sinjar (yazidi), Tal Afar (turkmeni) — precedentemente sotto l’occupazione dell’ISIS/Daesh;
  • Premesso che la piana di Ninive è attualmente divisa tra truppe curde e irachene, una situazione che, qualora diventasse definitiva, potrebbe porre fine alle speranze di autonomia dei cristiani (caldei/siriaci/assiri); e premesso che la protezione politica e militare senza una forte inclusione locale renderebbe estremamente difficili gli sforzi per il rimpatrio, in quanto sfollati interni (IDP) e rifugiati non hanno più fiducia nelle autorità di Baghdad ed Erbil, da quando le truppe hanno lasciato Ninive priva di protezione all’arrivo dell’ISIS/Daesh;
  • Premesso che l’assenza di una denominazione di genocidio da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite implica l’attuale assenza di una raccolta di prove sistematica che in ultima analisi rischia di condurre all’impunità dei responsabili dell’ISIS/Daesh;
  • Premesso che l’UNHCR ha previsto di non istituire una sede nella piana di Ninive, indicando che non sarà data priorità alle aree caldea/siriaca/assira;

    il Partito Popolare Europeo:

  • sollecita gli Stati membri dell’UE ad agire in modo da giungere ad una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di istituire un inquadramento giuridico – tramite la creazione di un meccanismo di raccolta e ottenimento di prove, nonché di un tribunale ad-hoc oppure facendo riferimento alla Corte penale internazionale — in grado di perseguire i membri dell’ISIS/Daesh per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio di cristiani, yazidi e altre minoranze etniche e religiose;
  • chiede all’UE e ai suoi stati membri di fornire assistenza, anche finanziaria, a supporto delle entità che svolgono indagini criminali, sviluppano capacità investigative e giudiziarie, raccolgono prove e preservano la catena di custodia delle prove per i procedimenti presso i tribunali nazionali, i tribunali ibridi e i tribunali nazionali internazionalizzati, e che consentono lo sviluppo di capacità nei confronti di individui sospettati di avere commesso crimini contro l’umanità o crimini di guerra in Iraq o Siria;
  • chiede all’UE e ai suoi stati membri di garantire che l’assistenza fornita dalle Nazioni Unite a fronte di esigenze umanitarie, di stabilizzazione e recupero non escluda individui o gruppi che siano stati vittime di crimini contro l’umanità, crimini di guerra o genocidio;
  • chiede all’UE e ai suoi stati membri di agire per preservare il diritto di IDP e rifugiati di tornare alla piana di Ninive, Tal Afar e Sinj e a qualsiasi loro proprietà di cui si sia impossessato l’ISIS/Daesh;
  • chiede all’UE e ai suoi stati membri di supportare l’autonomia, garantita dall’articolo 125 della Costituzione irachena, delle minoranze etnico-religiose nella Piana di Ninive, di Tal Afar e Sinjar.