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Per una società coesa: la lotta all’estremismo islamico

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, St. Julian’s (Malta), 29 - 30 marzo 2017

Società aperte e tolleranti e separazione tra stato e chiesa sono state conquiste importanti nella storia europea e nella civiltà occidentale. Sono il risultato del nostro retaggio giudaico-cristiano e dell’Illuminismo, che hanno coltivato coesione, comprensione reciproca e pensiero critico. Queste conquiste sono la chiave del successo della civiltà occidentale. L’Unione europea si basa su valori fondamentali, tra cui democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti fondamentali. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea prevede libertà di parola e religione, nonché il diritto all’uguaglianza. Questi valori e diritti fondamentali rappresentano la base delle nostre società e sono validi per chiunque, indipendentemente da origine, religione o genere. L’apertura e la tolleranza verso altre culture ci hanno arricchito in passato e saranno positive per le nostre società anche in futuro. Il PPE auspica che le nostre società siano accoglienti e offrano un senso di appartenenza a chiunque. Dobbiamo tuttavia definire i nostri valori – risultati di secoli di lotte che hanno reso l’Europa ciò che è adesso – quale base comune e precondizione per chiunque desideri far parte della nostra comunità. In molti paesi europei, i Musulmani sono parte integrante della società e la maggior parte di essi è ben integrata.

Dobbiamo tuttavia contrastare con maggiore vigore la crescente tendenza a creare società parallele e auto-segregazioni, alimentata dalla diffusione dell'”Islamismo” in parte delle comunità musulmane in Europa. L’Islamismo è un’ideologia teocratica che ambisce a dominare la società nel suo complesso, un’ideologia in cui la legge deve essere conforme alla sharia islamica. L’islamismo riguarda quindi in primo luogo non tanto la spiritualità, quanto la legge, ponendosi di conseguenza in netto contrasto con l’impegno alla separazione tra stato e chiesa nelle nostre società. Spesso l’Islamismo è sostenuto e finanziato dagli Stati del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, i cui sforzi hanno sovente un chiaro scopo politico e rischiano di alienare ulteriormente Musulmani e non Musulmani, oltre a stimolare divisione e intolleranza. Inoltre, l’influenza della Turchia sulla diaspora europea, tramite il Ministero degli Affari religiosi (Diyanet), sta assumendo una dimensione sempre più preoccupante. La diffusione dell’odio verso i non Musulmani, oltre alla misoginia e al rifiuto della democrazia e dell’uguaglianza tra esseri umani, sono caratteristiche delle correnti salafite e wahabite dell’Islam, che non sono soltanto incompatibili con l’ordine costituzionale dei nostri paesi, ma rappresentano anche la base ideologica del terrorismo jihadista. Queste ideologie devono quindi essere contrastate con maggior forza, in quanto non soltanto minano la pace, i diritti umani e lo sviluppo del Medio Oriente, ma compromettono processi di pace e integrazione pacifica nelle nostre stesse società. Al contrario, dovremmo incoraggiare un Islam razionale, che esalti il libero arbitrio e la ragione umana, in Europa e nel mondo, e che sia in linea con i valori dei diritti umani universali e della democrazia liberale.

La libertà di religione è importante valore europeo e deve essere tutelato per qualsiasi credo, un principio che non deve tuttavia esulare dagli altri valori fondamentali su cui si basano le nostre società. La libertà di religione termina quando si scontra con altri principi essenziali, in particolare le leggi delle nostre società e la sicurezza degli individui che risiedono nei nostri paesi. 2

I nostri sistemi di educazione devono focalizzarsi maggiormente sull’insegnamento di valori europei come tolleranza, libertà di religione, separazione tra stato e chiesa e uguaglianza tra uomini e donne. L’esperienza mostra che l’integrazione in quanto tale debba andare oltre la mera partecipazione alla comunità o la semplice padronanza della lingua di un paese ospite: l’integrazione è efficace soprattutto quando i nuovi venuti rispettano e abbracciano i nostri valori, diritti e doveri. Dobbiamo impegnarci al massimo per offrire a tutti l’opportunità di essere parte integrante delle nostre società, lavorando con programmi di integrazione dei nuovi arrivati nei mercati del lavoro e nei sistemi scolastici e con particolare riguardo alla partecipazione delle donne. Riconoscendo il ruolo femminile nell’integrazione, acquisiamo inoltre sostenitori più forti a favore di questo processo.

L’integrazione degli immigrati è diventata una priorità politica da perseguire non soltanto attraverso diverse aree politiche, ma anche a diversi livelli di competenza (UE, nazionale, regionale e locale) coinvolgendo e attribuendo la responsabilità a stakeholder non governativi, come organizzazioni della società civile, comprese quelle che collaborano con e che hanno origine dalla diaspora e dalle comunità di immigrati che abbracciano esplicitamente i nostri valori, leggi e principi.

Il PPE chiede:

• Un’azione europea e internazionale di maggiore efficacia nel combattere l’ISIS/Daesh e altri gruppi jihadisti-salafiti in Siria, Libia e Iraq affinché le ideologie islamiste perdano la propria base di partenza e i campi di formazione jihadista;

• Il contrasto di tutte le ideologie religiose incompatibili con i nostri valori occidentali, comprese l’ideologia salafita o wahabita al centro dell’azione dell’ISIS/Daesh, il tutto in collaborazione con paesi e istituzioni del Mediterraneo meridionale;

• Il consolidamento della politica europea contro il terrorismo e il radicalismo e la promozione della cooperazione degli Stati membri in quest’area;

Agli Stati membri di tutelare a titolo prioritario gruppi vulnerabili in campi profughi e centri di accoglienza;

• Un maggiore controllo dei confini esterni dell’area Schengen migliorando l’accesso ai database esistenti, nonché incrementando e potenziando le risorse umane e le attrezzature tecniche attualmente disponibili sui confini, al fine di garantire controlli efficaci (anche per le armi) e assicurare al tempo stesso la libera circolazione all’interno dell’UE;

• Il miglioramento della collaborazione e dello scambio di informazioni tra Europol e i servizi di sicurezza e intelligence di tutti gli Stati membri, oltre al consolidamento delle risorse umane e tecniche di Europol stesso per consentire politiche di monitoraggio efficaci (in particolare in merito ai rimpatri);

Una più intensa cooperazione tra Stati membri dell’UE e Centro di eccellenza della Rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione, per esempio tramite scambio di dati sui foreign fighter rientrati in patria al fine di prevenire e contrastare la radicalizzazione a livello di comunità;

• La riconsiderazione della politica dell’UE nei confronti dei paesi che finanziano il terrorismo islamico;

La supervisione, da parte della autorità degli Stati membri dell’UE, dei finanziamenti da parte di organismi stranieri a moschee e associazioni islamiche e il divieto di tali finanziamenti

•qualora vi siano basi per ritenere che possano contribuire a radicalismo, estremismo, violenza o addirittura terrorismo nei nostri paesi; al contrario, invochiamo la promozione di un Islam razionale, in Europa e nel mondo, che enfatizzi il libero arbitrio e la ragione umana e sia in linea con i valori dei diritti umani universali e della democrazia liberale;

• Il divieto di qualsiasi tentativo di instaurare sistemi giudiziari paralleli (cioè i “consigli della sharia”), in quanto non rispettosi del principio di uguaglianza e di altri principi fondamentali sanciti dalle nostre costituzioni;

Il bando dei veli integrali (cioè burqa o niqab) nei luoghi pubblici, sia per ragioni di sicurezza sia perché vedere i volti altrui è parte integrante dell’interazione umana in Europa;

• Di prevenire la concentrazione di migliaia di cittadini di paesi terzi in un’unica ubicazione in quanto ciò rende più difficoltosi l’integrazione e l’assorbimento da parte della società europea;

Di aiutare e incoraggiare i cittadini musulmani dell’UE affinché promuovano un Islam razionale che sia tollerante, critico e pacifico e in linea con i valori delle nostre società e le leggi dei nostri paesi;

Che lo stato consideri le regole e i fondamenti giuridici dell’Islam alla stregua di quelli di altre religioni;

• La promozione dei valori universali indicati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE in particolare nell’ambito del sistema educativo (per es. tramite l’educazione all’etica);

• Il consolidamento dei rapporti tra musulmani e non musulmani al fine di incoraggiare il dialogo e il dibattito, superare le tensioni e costruire insieme progetti solidi;

• Il rafforzamento di iniziative interconfessionali per incoraggiare le comunità religiose a interagire in modo aperto, costruttivo e pacifico;

• Un maggiore coordinamento tra tutti i gradi di governo a livello di UE nella progettazione, implementazione e diffusione delle best practice di integrazione;

• La correlazione tra i benefici della previdenza sociale concessa dagli Stati membri a individui di paesi terzi appena arrivati e l’adempimento dei requisiti di integrazione obbligatori;

L’introduzione ed estensione degli studi islamici negli Stati membri dell’UE; è essenziale educare docenti e imam in Europa affinché le loro lezioni e sermoni si mantengano allineati ai valori di società aperte e tolleranti;

Promuovendo uno spirito di cittadinanza negli Stati membri dell’UE sulla base di un patriottismo inclusivo e aperto;

• Alla Commissione europea e agli Stati membri di rendere disponibili per la società civile, ivi comprese organizzazioni per la tutela dei diritti umani e delle donne, finanziamenti e altre risorse al fine di fornire assistenza, promuovere l’inclusione e sviluppare programmi di sensibilizzazione su diritti umani e questioni legate al genere;

Un aumento degli sforzi al fine di accrescere la fiducia delle comunità musulmane nelle autorità;

Di contrastare la discriminazione, in particolare nel mercato del lavoro; invochiamo, da una parte, la creazione di posti di lavoro e opportunità – in particolare per le comunità di immigrati e le persone di origine straniera, soggetti a tassi di disoccupazione nettamente superiori alla media – e, dall’altra, l’istituzione di incentivi per la ricerca di impiego collegando i sussidi al lavoro;

• Il consolidamento dell’opera di prevenzione in aree vulnerabili tramite attività sociali e politiche delle comunità, oltre alla promozione di associazioni sportive e alla creazione di attività per i giovani;

• Una particolare attenzione all’integrazione delle donne di origine straniera, sia tramite l’educazione rivolta a uomini e donne sia tramite programmi di impiego;

Agli Stati membri di supportare un rapido accesso al mercato del lavoro dei migranti appena arrivati tramite valutazione preliminare di capacità e qualifiche – unita alla formazione linguistica – formazione all’imprenditorialità e ad altre abilità richieste, oltre ad una consulenza specifica;

L’abile utilizzo degli strumenti finanziari dell’UE per garantire il buon esito dell’integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro;

• Misure per contrastare e prevenire la radicalizzazione in scuole e università;

• Programmi per contrastare e prevenire la radicalizzazione nelle carceri;

• Programmi per contrastare e prevenire la radicalizzazione su Internet e tramite i social media, compresa una strategia di contro-narrazione;

• L’accordo su una definizione europea comune di “contenuto illegale” su Internet, incoraggiando gli Stati membri a stabilire unità di monitoraggio di Internet a livello nazionale con il coordinamento di Europol e, a lungo termine, il supporto alla creazione in Europol di una cellula europea responsabile della rimozione di contenuti illegali da Internet, rispettando e promuovendo al tempo stesso il diritto alla libertà di espressione;

Corsi scolastici che promuovano un maggiore senso di appartenenza alle nostre società e identità culturali;

La partecipazione obbligatoria di tutti gli studenti alle attività scolastiche, compresi sport e corsi di nuoto, evitando rigorosamente gli esoneri su base religiosa: i corsi dovrebbero essere per tutti, indipendentemente da origine o credo; si può raggiungere una migliore integrazione dei giovani nelle comunità locali tramite attività volte a costruire rapporti, come gite scolastiche obbligatorie ed educazione all’etica;

• La creazione di un meccanismo di valutazione solido al fine di monitorare e misurare l’efficacia delle politiche di integrazione applicate finora.