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Prevenire la migrazione illegale verso l’Europa

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, St. Julian’s (Malta), 29 - 30 marzo 2017

Nel 2015, oltre 1,3 milioni di persone hanno presentato domanda di asilo nell’Unione europea, il doppio rispetto al culmine della crisi dei Balcani nel 1992 (672.000 richieste). Secondo FRONTEX, nota anche come Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, la maggior parte dei richiedenti ha raggiunto l’Europa attraversando illegalmente i confini dell’UE. Al fine di interrompere questo flusso incontrollato di migrazione illegale, è necessario ricorrere con urgenza a un’azione comune a livello di UE.

Per salvaguardare gli accordi di Schengen, che prevedono confini aperti e libera circolazione delle persone nell’UE, dobbiamo raggiungere un sistema di tutela efficace e indipendente dei confini esterni dell’UE, nonché un sistema europeo comune di asilo. Dobbiamo essere in grado di decidere chi viene in Europa, decisione che non si può lasciare agli scafisti.

Negli ultimi mesi, sono state avviate numerose iniziative a livello europeo, che devono tuttavia essere portate avanti in linea con un approccio globale, anche perché è necessario consolidare ed implementare con maggiore efficienza misure specifiche. La disponibilità degli Stati membri dell’UE a creare una gestione comune dei confini europei al fine di chiudere le rotte illegali della migrazione, a creare un unico sistema europeo comune di asilo, e a contribuire allo sviluppo di paesi terzi per affrontare le cause a lungo termine all’origine della migrazione irregolare, deve avere la massima priorità politica.

Le misure di seguito riportate dovranno essere inserite in un piano d’azione globale per l’Europa.

1. Prevenire la migrazione illegale

L’Europa ha la responsabilità di aiutare coloro che si qualificano per la protezione internazionale o necessitano di assistenza umanitaria. Assistenza e protezione dovrebbero tuttavia essere garantite dall’UE principalmente nei paesi stessi in cui è presente la crisi e nelle aree circostanti. Dovrebbe essere l’Unione Europa – in conformità al diritto internazionale – a stabilire il numero e le persone aventi diritto alla protezione in Europa. L’accesso incontrollato di migranti in Europa è inaccettabile in quanto mette a rischio non soltanto la sicurezza dei cittadini europei, ma anche il nostro intero sistema sociale e democratico, compreso lo stato di diritto.

2. Protezione dei confini esterni

La decisione su chi possa giungere in Europa non si deve lasciare agli scafisti. In base ad una serie di misure della Commissione europea relative alla gestione dei confini esterni dell’UE e alla protezione dell’area Schengen senza l’istituzione di frontiere interne, si dovrà garantire la chiusura costante delle rotte illegali della migrazione, soprattutto nel Mediterraneo, attraverso l’estensione del mandato di FRONTEX e EUNAVFOR MED SOPHIA, nonché con missioni supplementari ed in collaborazione con la NATO. Al fine di prevenire la partenza di imbarcazioni 2

nella primissima fase, si dovrà migliorare ulteriormente il pattugliamento comune di Stati membri e paesi mediterranei vicini. Le forze militari degli Stati membri dovranno garantire una protezione efficace dei confini esterni. Qualsiasi azione legale necessaria sarà adottata tempestivamente a livello di UE. Coloro che attraverseranno i confini UE illegalmente dovranno essere ricondotti presso centri di accoglienza e migrazione nei paesi terzi, gestiti dall’UE insieme all’UNHCR. L’UE dovrà fornire supporto finanziario e tecnologico ai paesi di origine dei migranti irregolari che intendono contribuire alla politica di rimpatrio, al fine di favorire la creazione di posti di lavoro in quei paesi.

3. Creazione di un sistema di accoglienza comune nell’UE

Uno dei prerequisiti per una soluzione europea sostenibile è costituito dalla creazione di un sistema comune di asilo all’interno dell’UE.

Nei paesi terzi dovrebbero essere creati dei centri di accoglienza e migrazione gestiti dall’UE e dall’UNHCR in base a norme contrattuali con i rispettivi stati. In tali centri di accoglienza e migrazione, dovrebbero svolgersi le rispettive procedure di asilo in conformità agli standard europei.

Al tempo stesso, i programmi di reinsediamento dovrebbero aiutare a trasferire i rifugiati che hanno diritto all’asilo dai centri di accoglienza e migrazione agli Stati membri dell’UE, secondo criteri specifici e tenendo conto delle persone particolarmente vulnerabili.

I richiedenti asilo respinti dovrebbero essere ricondotti direttamente dai centri di accoglienza e migrazione ai relativi paesi di origine o in paesi terzi sicuri, in base ai rispettivi accordi. A tal fine, la conclusione di accordi di riammissione dell’UE con tutti i principali paesi di origine deve essere ulteriomente intensificata.