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Proteggere l’Unione e promuovere i nostri valori

Adottato al Congresso del PPE a Madrid (Spagna), il 21-22 ottobre 2015

Oggi i valori europei si trovano di fronte alle sfide più grandi dalla fine della guerra fredda. Ma, diversamente da quell’epoca, le sfide odierne ai nostri valori provengono da numerose direzioni: dal vicinato orientale e meridionale dell’Unione europea. Alcune hanno una natura globale, mentre altre vengono dall’interno delle nostre stesse società. Ma se noi Europei, assieme ai nostri alleati americani e ad altri alleati, mobilitiamo la volontà politica e sviluppiamo le risposte giuste alle minacce correnti, non solo riusciremo a neutralizzarle ma, nel corso del processo, diventeremo anche un’Unione migliore e più forte. Il Partito Popolare Europeo è determinato ad assumere la guida di questo sforzo.

La democrazia liberale, basata sullo Stato di diritto e su un sistema multipartitico, una società civile forte, la libertà di religione, di espressione e di associazione, così come i nostri valori giudeo-cristiani sono sottoposti a sfide senza precedenti. Riteniamo che le nostre convinzioni ed i valori cristiano-democratici possano dare una risposta convincente a queste sfide. L’aggressione russa ha messo in pericolo la sicurezza internazionale e l’ordine politico e legale in Europa. Crisi, guerre e ondate di rifugiati alle porte dell’Unione europea si stanno moltiplicando. Vi sono poi anche diverse sfide globali, minacce ai liberi mercati e all’economia globale e, in alcune regioni del mondo, la diffusione di modelli di governo autoritari, come pure un aumento del terrorismo jihadista, che impatta in particolar modo sulle minoranze cristiane in tutto il mondo, portandole sul bordo dell’estinzione nei loro paesi d’origine in Medio Oriente ed in Africa. Di altra natura sono le sfide globali con conseguenze dirompenti come il cambiamento climatico, l’approvvigionamento energetico e la sicurezza alimentare.

Molti di questi sviluppi esterni hanno conseguenze dirette per, o sono intrinsecamente legati alla situazione interna degli Stati membri dell’Unione europea, come nei casi del “terrorismo di matrice interna”, dei combattenti jihadisti, della tratta di esseri umani, di un populismo pericoloso e dell’influenza russa. Oggi più che mai è difficile individuare una netta separazione tra minacce esterne ed interne.In questo contesto, la migrazione di flussi ingenti di persone verso l’Europa pone delle sfide enormi ai nostri valori ed alle nostre società. La migrazione è un fenomeno a lungo termine e richiede una risposta completa e congiunta a livello di Unione europea.

Inoltre, sarà vitale che noi, in quanto Europei, promuoviamo con convinzione e determinazione i valori universali sia all’esterno che all’interno. La politica estera e la sicurezza troppo spesso vengono considerate di esclusiva responsabilità dei governi nazionali. La crisi economica e finanziaria ha indotto molti ad un ripiegamento su se stessi, sebbene nei sondaggi la preferenza dei cittadini continui ad andare ad una politica estera e di sicurezza dell’UE più forte e più unita. Allo stesso tempo, e malgrado tutti i problemi, per l’Europa vi sono numerose opportunità importanti. La prosperità e la libertà individuale della grande maggioranza degli Europei non sono mai state così mature. Il modello sociale ed economico europeo continua ad essere attraente. Come Euromaidan in Ucraina ha chiaramente dimostrato, i democratici e le società in tutto il mondo si ispirano ai modelli occidentali dello Stato di diritto, dei diritti umani e della democrazia multipartitica. Pur dovendo realisticamente valutare minacce e sfide, dobbiamo essere consapevoli dei nostri punti di forza e farli valere per proporre le giuste strategie e sviluppare gli strumenti appropriati affinché funzionino.

Alle radici dell’attuale debolezza dell’UE e dell’orientamento di ripiegamento su se stessi vi sono la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 e la mancanza di competitività in troppi Stati membri, che solo lentamente sta lasciando il posto ad una ripresa economica e sociale sostenibile di ampio respiro. A questo si accompagna una mancanza di governance economica nell’UE nel suo insieme e nell’Eurozona in particolare. Non può esserci una politica estera e di sicurezza dell’UE più forte, od una UE resiliente alle tentazioni populiste ed autoritarie che vengono dall’interno, senza stabilità sociale e senza un’Unione più dinamica, competitiva, più prospera e quindi più forte. Per il PPE, un’Unione forte ed unita che agisce di concerto è più idonea a far fronte alle molte sfide e minacce ai nostri valori centrali ed al nostro modo di vita. Se non proteggiamo e promuoviamo i nostri valori comuni, questi potrebbero essere messi in pericolo od andare completamente perduti.

  1. Da dove veniamo: I nostri valori fondamentali

L’Europa si è sempre impegnata per essere un luogo di cultura, razionalità, progresso, fede e conoscenza, in cui l’uomo fosse al centro della vita comunitaria e dell’azione politica. Abbiamo imparato dalla storia – la nostra e quella di altri. Siamo guidati dall’Illuminismo europeo e lo difenderemo dai nemici vecchi e nuovi. Il pensiero politico del PPE si basa su valori giudeo- cristiani e democratici fondamentali, interdipendenti, ugualmente importanti ed universalmente applicabili: dignità umana, pace, libertà e responsabilità, democrazia, uguaglianza fondamentale inclusa l’uguaglianza fra uomini e donne, giustizia e solidarietà, Stato di diritto, pesi e contrappesi, separazione tra Stato e religione, tolleranza, libertà di parola, verità e sussidiarietà. La Democrazia cristiana, oltre ad altre tradizioni, è al centro delle idee politiche attorno alle quali si costituisce la nostra famiglia politica. La dignità umana è il valore cardine che ci permette di trovare un punto di equilibrio tra tutti questi valori. Il rispetto globale per la libertà religiosa, compreso il diritto a cambiare fede od a non averne nessuna, deve trovare piena applicazione in tutto il mondo. Ogni persona deve poter raggiungere lo sviluppo personale a prescindere dalla sua origine, dal sesso, dalla razza, dall’orientamento sessuale, dalla nazionalità, dalla religione, dallo status sociale o dallo stato di salute e dall’età. Non accetteremo ideologie che ispirino il terrorismo jihadista o di qualunque altra matrice, o che portino a società parallele in cui i valori fondamentali delle nostre costituzioni vengano sistematicamente minati. Libertà di parola, uguali diritti fra donne ed uomini e rispetto e dialogo tra le comunità religiose sono elementi essenziali del nostro sistema di valori. Tutte le forme di antisemitismo, come pure altri tipi di discriminazione di gruppi etnici e religiosi, sono totalmente inaccettabili e non trovano posto nelle nostre società. Incoraggiamo inoltre tutte le comunità religiose, culturali ed etniche d’Europa ad abbracciare i nostri comuni valori europei ed a prendere atto della propria responsabilità nella promozione della pace e della sicurezza, opponendosi con decisione al radicalismo ed a qualsiasi forma di violenza. Tutta la legislazione deve evolversi sulla base del rispetto universale per i diritti fondamentali ed innegabili, come definiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, come pure nella  Convenzione  europea per  la  salvaguardia dei diritti dell’uomo  e  delle  libertà fondamentali del 1950 e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, confermata dal Trattato di Lisbona del 2009. In questa Carta, per la prima volta nella storia dell’umanità, 500 milioni di persone hanno detto no alla pena capitale e hanno dichiarato di essere pronti a battersi per questo nel mondo. Siamo profondamente impegnati a mantenere un ordine internazionale basato sul diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite, che sostiene la risoluzione pacifica dei conflitti e garantisce l’inviolabilità delle frontiere. Siamo altresì impegnati a sostenere il diritto delle nazioni a determinare i propri sistemi politici e le proprie alleanze in modo libero e sovrano, a prescindere dalla posizione geografica di queste nazioni. Siamo anche determinati a sostenere i movimenti e partiti politici democratici che condividono i nostri valori fondamentali, ovunque essi emergano. Respingiamo la nozione convenzionale di un contrasto tra valori ed interessi. Di fatto, a nostro parere, i valori dovrebbero essere definiti come interessi a lungo termine. Il PPE è la forza leader in Europa per la promozione di questi valori nel mondo.

  1. Incrementare la stabilità e prepararsi all’allargamento: I Balcani occidentali

I paesi dei Balcani occidentali hanno sofferto profondamente per le guerre degli anni Novanta e le loro conseguenze. Negli ultimi 15 anni, tutti i paesi della regione hanno dovuto affrontare un ambiente sociale, politico ed economico difficile e si sono mossi verso l’Unione europea, ognuno con il suo passo. Tenendo presente che l’allargamento dell’UE è stato una delle politiche europee di maggior successo e che ha dimostrato sostanzialmente l’importanza del modello europeo, esso rimane una  risposta  importante  alla  doppia  sfida  di  consolidare  il  ruolo  globale  dell’Europa e confermare la sua responsabilità nella stabilizzazione del continente. L’allargamento dell’UE è uno strumento efficace per promuovere la libertà, la democrazia, la pace, la stabilità, lo sviluppo economico e sociale, come pure i diritti umani e lo Stato di diritto, in tutta Europa. Ci battiamo per fare della più stretta associazione dei paesi partner uno strumento di successo per promuovere questi obiettivi nei paesi vicini. Il nostro approccio nei confronti dei paesi candidati deve essere personalizzato in base al progresso di ogni paese nel rispetto dei criteri di Copenaghen e nell’attuazione delle riforme necessarie ed in base alla capacità di integrazione dell’UE. La data di adesione all’UE dipende anche dall’impegno di ogni paese sui valori ed i principi europei. Nel frattempo, l’Unione europea non dovrebbe farsi prendere dalla fatica da allargamento; dovrebbe invece mantenere vivo uno spirito pro-Unione europea nella regione dei Balcani occidentali e sostenere le aspirazioni di quei paesi ad aderire all’UE.

Anche così, i futuri membri UE della regione dei Balcani occidentali devono rendersi conto che la pace, la stabilità e la prosperità in questa regione avranno un effetto positivo a lungo termine sulla sicurezza e la stabilità in tutto il continente europeo. Pertanto devono mantenere il loro impegno per i valori ed i principi fondamentali dell’Unione europea. Come PPE, dobbiamo sottolineare che l’integrazione della regione nella nostra Unione sarà possibile solo se vengono soddisfatti gli standard riguardanti lo Stato di diritto, un sistema giudiziario indipendente ed efficiente, la lotta contro la corruzione, i buoni rapporti di vicinato, i diritti umani ed il rispetto del diritto internazionale. Sforzi sinceri di rapporti di buon vicinato dovrebbero essere considerati una precondizione per l’avanzamento nel processo di adesione. Il PPE pertanto sostiene ed incoraggia la cooperazione regionale nei Balcani occidentali come strumento per rafforzare la pace fra tutte le etnie presenti nella regione. La normalizzazione delle relazioni fra tutti i paesi, specie tra Pristina e Belgrado, è un elemento chiave e deve essere intensificata. L’UE dovrebbe incoraggiare tutti i paesi nella regione a venire a patti con le parti dolorose del loro recente passato comune. La società civile e le sue organizzazioni dovranno svolgere un ruolo particolarmente importante in questo contesto.

  1. Far fronte all’aggressione ed aiutare i nostri amici: La dimensione orientale

Vogliamo delle relazioni buone, stabili, prospere e reciprocamente vantaggiose con tutti i nostri vicini orientali. Siamo impegnati ad avere dei partner alle frontiere orientali dell’UE. Vogliamo quindi una Russia veramente democratica, pacifica, forte, libera e prospera come partner importante ed affidabile dell’UE, in particolare in merito all’azione per affrontare le sfide regionali e globali comuni. Siamo convinti che la stragrande maggioranza dei Russi vogliano un futuro di pace in un paese stabile e libero. Riteniamo che i quattro spazi comuni, stabiliti nel 2003 tra l’UE e la Russia, potrebbero contribuire a lungo termine alla prosperità, stabilità e sicurezza di questo continente. Purtroppo, la Russia ha preso una direzione completamente diversa negli ultimi 15 anni. Molti di noi hanno trascurato questi sviluppi troppo a lungo. L’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione Russa  è  stata  un  atto  di  aggressione esterna.  Oggi,  l’aggressione  esterna della Russia è accompagnata dalla repressione interna. Assieme, sono diventate la minaccia più considerevole alla nostra sicurezza ed ai nostri valori nel vicinato orientale. Non cesseremo di tentare di sviluppare la cooperazione ed il partenariato con la Russia, ma questo sarà possibile solo con una Russia che vuole essere nostro partner e che adempie ai propri obblighi internazionali.

La leadership russa al momento è su una rotta di collisione con l’Occidente. Ha accentrato il potere  in  un  modo  che  non ha precedenti.  Lo stato  russo,  i suoi  servizi  di polizia e di intelligence, come anche le sue grandi imprese, sono entrati in una pericolosa simbiosi. Considera la democrazia, lo Stato di diritto e le economie funzionanti nei paesi confinanti come una minaccia al proprio governo autocratico. Ha sviluppato una narrativa anti occidentale e anti liberale che mescola il nazionalismo della Grande Russia con la nostalgia per l’Unione Sovietica. Grazie al suo concetto di “guerra ibrida”, che combina attivismo politico, pressione diplomatica ed economica, ricatto energetico, guerra cibernetica, propaganda e guerra regolare ed irregolare, la Russia sta mettendo in atto una sfida a cui l’Occidente deve ancora trovare una risposta adeguata. Allo stesso tempo, siamo perfettamente consapevoli che il popolo russo è la prima vittima di questi sviluppi.

Tramite la combinazione del supporto finanziario e di altro genere per i partiti populisti europei di destra e di sinistra, la concussione e la corruzione, come anche con i tentativi orchestrati per prendere il controllo dei media occidentali, la Russia sta esercitando una notevole influenza sull’opinione pubblica e le decisioni politiche nella stessa Unione europea. Per raggiungere la stabilità, la democrazia e la prosperità nei paesi del Partenariato orientale e contrastare le numerose minacce della Russia di Putin, l’Unione europea ed i suoi Stati membri devono concepire una strategia centrata sullo sviluppo del vicinato orientale, di contenimento della Russia e di deterrenza all’aggressione russa. Prima che questo processo dia qualche frutto passerà molto tempo. Uno degli sbagli che l’UE ha fatto nelle sue strategie orientali passate è stato attendersi dei risultati troppo rapidi. Allo stesso tempo, dobbiamo inviare un messaggio chiaro al popolo russo, che sono Europei e parte integrante della nostra comune cultura europea. Non vogliamo emarginarli nella nostra Europa futura. Sappiamo che sono Europei e chiediamo loro di comportarsi da Europei.

  • Sviluppare il vicinato orientale

I concetti di Politica europea di vicinato (PEV) e di Partenariato orientale (PO) devono essere profondamente rivisti, per diventare più proattivi, credibili, flessibili e politici, assicurando l’impegno dell’UE a lungo termine e beneficiando di un sostegno più forte da parte dei Paesi membri. L’UE dovrebbe puntare a differenziare in modo più chiaro tra i paesi destinatari ed a seguire l’approccio “more for more” (più per più), dosando attentamente la nostra offerta di cooperazione in base al grado di volontà di andare avanti dimostrato dai paesi destinatari. L’UE deve confermare l’impegno al sostegno dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di diritto, della buona governance e della lotta alla corruzione in tutto il vicinato orientale. L’impegno con la società civile e la facilitazione del contatto dei cittadini tra i paesi del Partenariato orientale e dell’UE sarà una parte cruciale di questo sforzo di sostegno alla democrazia.

L’Assemblea parlamentare EURONEST, le organizzazioni non governative ma anche le fondazioni politiche, i think tank ed il Fondo europeo per la democrazia dovrebbero svolgere un ruolo cruciale in questo processo. Dovrebbero inoltre essere sostenuti lo scambio di buone pratiche ed i vertici del partenariato orientale dell’Ombudsman. L’Ucraina è il paese chiave, in questo contesto: richiederà un maggior supporto per le sue riforme politiche, amministrative ed economiche. Per riuscire a portare a termine con successo le riforme, avrà bisogno di più che una semplice assistenza finanziaria ed un incoraggiamento politico. Richiederà una governance locale e regionale efficace, il decentramento funzionale e riforme della pubblica amministrazione come anche il continuo rispetto  dei  diritti  delle  minoranze.  Avrà bisogno  di una prospettiva più  chiara  per una cooperazione ed un partenariato tangibile con l’UE e non dovrebbe mai essere trattata come una “zona cuscinetto” tra l’Occidente e la Russia; lo stesso vale per la Moldova e la Georgia. L’Ucraina  deve essere messa nelle condizioni di poter proteggere la propria sovranità e migliorare le proprie difese contro ulteriori aggressioni russe. I cittadini ucraini hanno scelto chiaramente di vivere in un paese moderno, con un’economia funzionante retta dallo Stato di diritto e hanno sofferto enormemente per questo. Hanno bisogno del nostro aiuto e lo meritano.

Riforme di successo ed una crescente prosperità sono le migliori risposte possibili alla propaganda russa nel vicinato orientale. Dovremmo approfondire costantemente le nostre relazioni con paesi come la Moldova, la Georgia e l’Ucraina, che hanno firmato accordi di associazione. Notiamo tuttavia con preoccupazione il deteriorarsi dello Stato di diritto e della situazione dei diritti umani in Georgia. In Armenia, sarà importante trovare dei modi per cooperare malgrado ed al di fuori della sua appartenenza all’Unione economica eurasiatica. Analogamente, nel caso dell’Azerbaigian, l’UE dovrebbe trovare un equilibrio fra un partenariato energetico strategico ed affrontare il deteriorarsi  della  situazione  concernente  i diritti  umani  e  le  libertà  civili.  In  Bielorussia, l’Unione europea ha usato politiche di dialogo critico. L’UE dovrebbe sostenere l’indipendenza dalla Russia come pure i miglioramenti economici e democratici nel paese, focalizzando l’attenzione sulla società civile ed i contatti fra i popoli.

  • Definire una posizione europea più unita e risoluta nei confronti della Russia

Il contenimento inizia a casa propria. Le nuove tecniche della Russia per influenzare l’opinione pubblica e le decisioni politiche all’interno dell’Unione europea devono essere contrastate a qualsiasi livello. È imperativo contrastare la propaganda russa ed elaborare una strategia di comunicazione pertinente ed onesta rivolta ai cittadini di lingua russa, sia negli Stati membri dell’UE che nei paesi del Partenariato orientale. La dipendenza di molti Stati membri dalle forniture energetiche russe, che è stato un pericoloso strumento di ricatto politico, deve essere ridotta quanto prima. Questo comporta la creazione di una vera unione energetica, incrementando così l’efficienza energetica, diversificando le fonti energetiche e le vie di transito, promuovendo la solidarietà tra gli Stati membri ed anche sviluppando delle interconnessioni fra gli Stati membri ed i paesi partner. L’UE e la NATO devono restare unite e ferme nella loro risposta e nella loro condanna di una minaccia russa, che sia ibrida, convenzionale o nucleare.

Le attività di intelligence della Russia negli Stati membri dell’UE devono essere combattute con maggiore efficacia. L’UE e gli Stati membri devono inoltre reagire con tutta la forza della legge alla criminalità organizzata russa ed alla corruzione proveniente da attività commerciali russe nell’Unione europea. Finchè prosegue l’agressione russa in Ukraina, le sanzioni non dovrebbero essere rimosse né allentate. L’Unione europea, in stretta collaborazione con i suoi partner americani, deve essere pronta ad alzare ulteriormente il prezzo politico ed economico per l’aggressione russa tramite l’isolamento politico e le sanzioni economiche.

  • Dissuadere l’aggressione

L’aggressione russa contro membri dell’UE e della NATO deve essere scoraggiata in modo molto più deciso ed efficace. Ciò presuppone, innanzitutto, una NATO che sia militarmente più forte grazie ad una spesa per la difesa maggiore e più intelligente ad opera degli Stati membri. Presuppone anche livelli decisamente più alti di messa in comune e condivisione dell’infrastruttura militare, del materiale e del personale tra gli Stati membri dell’UE e la NATO. In secondo luogo, ma altrettanto importante, sia la NATO che l’UE dovranno sviluppare delle risposte alle guerre ibride della Russia. Per paesi che si fondano sullo Stato di diritto questo non è un compito facile ma, al momento, entrambe queste organizzazioni sono dolorosamente impreparate per il nuovo tipo di minaccia politico-militare della Russia. Serve con urgenza una deterrenza credibile contro le guerre ibride.

  1. Relazioni speciali con un partner strategico: Turchia

La Turchia è un paese centrale nel vicinato sud-orientale dell’UE, al crocevia fra Europa ed Asia. Per l’UE riveste un’importanza strategica – dal punto di vista economico, demografico, militare e, non ultimo, in virtù dei milioni di cittadini dell’UE con radici turche. La Turchia può e deve giocare un ruolo di primo piano come ponte con il vicinato dell’Europa ad est e sud-est.

La Turchia è da oltre un decennio un paese candidato per l’ingresso nell’UE. Siamo convinti che sia nel nostro interesse avere come stretto partner una Turchia europea moderna e democratica – una Turchia che aderisca ai principi della democrazia liberale e definisca se stessa come parte dell’Occidente, che rispetti l’acquis comunitario dell’UE e cerchi di normalizzare le relazioni con tutti gli Stati membri. Tra il 2000 e il 2005, la Turchia intraprese dei passi importanti verso il rafforzamento dello Stato di diritto, il miglioramento dei diritti civili e la convergenza con la legislazione UE. Ma negli ultimi anni molto di questo progresso è stato annullato. L’UE dovrebbe spingere la Turchia a ritornare sul percorso delle riforme democratiche.

Allo stesso tempo, la Turchia deve intraprendere tutti i passi costruttivi necessari, come espresso dalle precedenti posizioni del PPE, per trovare una soluzione globale alla questione di Cipro, che sia basata sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sui principi fondanti dell’Unione europea. La Turchia rimane un partner strategico ed un membro della NATO. L’UE dovrebbe accrescere gli incentivi affinché la politica estera della Turchia sia meglio coordinata con le politiche dell’UE e per promuovere la nostra cooperazione nel campo della sicurezza, specie nella lotta al terrorismo. Dovremmo intensificare i nostri sforzi per promuovere i nostri valori non solo presso il governo turco ma anche presso la società civile. Come il PPE ha ripetutamente affermato in passato, un partenariato privilegiato con la Turchia rimane un’alternativa a pieno titolo all’adesione all’UE.

  1. Una regione in subbuglio: Costruire legami con il Nord Africa ed il Medio Oriente

La maggior parte dei paesi in queste regioni continua a soffrire di instabilità ed insicurezza, sottosviluppo cronico, disparità enormi di reddito, conflitti settari, discriminazione diffusa nei confronti delle donne e violazione dei diritti delle donne, mancanza di democrazia, di diritti umani e civili, di buona governance, di Stato di diritto e di partecipazione dei cittadini. Le speranze sollevate dalla “Primavera araba” del 2011 fin’ora si sono concretizzate solo in strettissima misura. Non dovremmo mancare di notare gli sviluppi positivi in alcuni paesi (soprattutto  in  Tunisia), ma in altri abbiamo visto gli elettori rivolgersi a forze politiche islamiste radicali e, in altri casi ancora, ci siamo trovati di fronte ad una vera e propria guerra civile. Anche la mancanza di prospettive e di integrazione sociale va considerata come una seria minaccia. In molti casi, il problema è profondamente radicato nelle società e nutrito da un’interpretazione fondamentalista ed anti-occidentale dell’Islam. In particolare, sono i cristiani e altre minoranze religiose od etniche in Medio Oriente ed in Africa ad aver sofferto per la persecuzione e la violenza settaria dei jihadisti. Siti patrimonio culturale dell’umanità sono stati ridotti in rovina e monumenti cristiani sono messi in pericolo dal terrore jihadista. Inoltre, il terrorismo si è diffuso dalla regione del Sahel all’Africa subsahariana. L’UE ha bisogno di sviluppare un approccio globale a queste sfide. Riforme di successo ed una crescente prosperità sono le migliori risposte di lungo termine possibili al terrorismo. Il dialogo interreligioso ed interculturale, come anche l’appoggio alle forze democratiche, rivestono un’importanza particolare in questo contesto e là dove le minoranze hanno bisogno di una protezione urgente l’UE deve agire traducendo la sua solidarietà in atti concreti ed efficaci.

  • Far fronte al terrorismo e promuovere la pace

Le guerre civili nella regione, espressamente in Siria, Iraq, Libia e Yemen, hanno già causato un numero di vittime ed ondate di rifugiati senza precedenti. L’ascesa del cosiddetto “Stato islamico” (“IS”) e di altri gruppi terroristici nel Nord della Siria ed in Iraq minaccia di destabilizzare l’intera regione. È importante riconoscere che l’ascesa del terrorismo jihadista attraverso movimenti come Al Qaida o “IS” non è causata essenzialmente da un mancato sviluppo economico e sociale, sebbene la mancanza di prospettive e la corruzione diffusa di molti  regimi  creino  le  condizioni  in  cui  i  movimenti fondamentalisti possono  sperare  di ottenere sostegno. La nascita del terrorismo jihadista è il risultato di un’ideologia violenta costruita su una particolare interpretazione dell’Islam. Pertanto si tratta di una sfida non solo militare  ma  anche  politica  agli  sforzi dell’Occidente di  sostenere  i  valori universali nella regione.  Particolare  enfasi  deve  essere  assegnata  al  dialogo  interreligioso  fra  cristiani e musulmani, come pure al progetto di un’area di sviluppo e di prosperità comune nel Mediterraneo e, prima di tutto, nel Maghreb. Serve un’importante iniziativa diplomatica, guidata dall’Europa, per mettere fine alle guerre per procura nella regione. Gli attacchi terroristici del 2015 a Parigi ed a Copenaghen hanno dimostrato che esiste una connessione diretta e chiara tra i nostri paesi e la guerra condotta dallo “Stato islamico” e da altre organizzazioni terroristiche in una parte consistente del Medio Oriente, che viene esportata in Europa dai “combattenti stranieri”, assieme alle potenziali correnti di movimenti jihadisti sul suolo europeo. Per prevenire futuri atti di terrorismo servirà un approccio globale che coinvolga tutti gli aspetti del problema, principalmente in materia di politica estera e di sicurezza classica, giustizia ed affari interni. Allo stesso tempo, l’UE deve far fronte al diffondersi dell’influenza dell’IS in tutta la regione del Sahel ed a quella di organizzazioni terroristiche analoghe come Boko Haram più a sud nel continente africano.

La Libia è stata già declassata a Stato fallito nella regione, con pericoli che vanno dalle ondate di rifugiati al diventare una nuova culla per l’IS. Stabilizzare la Libia ed impedire che sprofondi ancora di più in una guerra civile complessa sarà una grandissima sfida per le Nazioni Unite, l’UE e la NATO nei prossimi anni. Il Piano d’azione congiunto globale siglato tra l’Iran ed il gruppo E3/UE+3 nel luglio 2015 è un importante successo per il contenimento del programma nucleare dell’Iran, per allentare le tensioni tra Iran ed Occidente e potenzialmente aprire la società iraniana al mondo. Ma l’implementazione dell’accordo deve essere verificata in modo efficace. Qualsiasi violazione iraniana deve portare al rapido rinnovo di sanzioni su ampia scala. Non deve essere permesso all’Iran possedere armi nucleari. Occorre impedire una corsa agli armamenti nella regione. Qualsiasi apertura della società iraniana deve essere usata per sostenere i democratici dell’Iran.

Il conflitto tra Israele e numerosi attori non statali come Hamas, Hezbollah ed in misura crescente l’IS continua a rappresentare un alto rischio di conflitti ricorrenti che potrebbero svilupparsi in un conflitto regionale allargato. Siamo determinati ad aiutare Israeliani e Palestinesi a trovare una soluzione al loro conflitto basata sul principio dei due Stati ed incorporata in accordi regionali, per superare decenni di ostilità. Assieme agli Stati Uniti ed ad altre potenze mondiali, l’UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nell’incoraggiare questa soluzione e nel creare gli incentivi per tradurla in pratica. Ma, allo stesso tempo, non ci facciamo illusioni che la pace tra Israeliani e Palestinesi risolverebbe uno qualsiasi dei profondi problemi strutturali di cui soffre l’intera regione.

  • Rispondere alle sfide dell’emigrazione

Il flusso di rifugiati e di migranti economici che arrivano nell’UE principalmente da Siria, Libia, Yemen, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria, Eritrea, Somalia e Corno d’Africa e che cercano asilo negli Stati membri dell’UE ha raggiunto dimensioni senza precedenti, sfidando la nostra capacità di farvi fronte. Flussi consistenti di migranti, alcuni dei quali sono rifugiati e richiedenti asilo,  che  cercano  di  raggiungere  l’UE lungo  le tre  vie principali  (il  mare  Mediterraneo, attraverso la frontiera turca con l’UE ed attraverso i Balcani occidentali), stanno avendo serie ripercussioni  sulla  nostra  stabilità  sul  versante  meridionale  e  comportano  dei  carichi spropositati per diversi Stati membri all’interno dell’UE. Questa instabilità si sta adesso diffondendo all’Europa sudorientale. Dobbiamo assicurare il controllo delle nostre frontiere esterne, mantenere la stabilità sociale, onorare i nostri valori e rispettare gli impegni internazionali di aiuto ai rifugiati.

Il livello costantemente alto di pressione dovuto alla migrazione che minaccia di sopraffare diversi Stati membri dimostra che il sistema esistente non è sufficiente. Il PPE chiede pertanto un sistema vero di condivisione delle responsabilità a vantaggio di tutti gli Stati membri che si trovano di fronte ad una percentuale spropositata di richiedenti la protezione internazionale.

Una politica più efficace di controllo delle frontiere, una lotta più stringente ai trafficanti di esseri umani ed ai passatori, come pure una distribuzione più equa della responsabilità fra gli Stati membri sono indispensabili per affrontare con efficacia le sfide delle pressioni migratorie, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dei migranti e prestando particolare attenzione alle donne ed ai bambini migranti. Frontex, l’agenzia dell’UE per la protezione delle frontiere di Schengen, ovvero delle frontiere esterne europee, come pure l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO), devono essere rafforzati e finanziati con maggiori risorse. Cruciale è anche il rafforzamento della cooperazione con i paesi d’origine e di transito. Dobbiamo offrire sicurezza e assistenza umanitaria quanto più vicino possibile ai luoghi di origine creando zone sicure e centri di accoglienza iniziale in paesi terzi, in cui sia possibile avviare la procedura di richiesta d’asilo. Questo creerà un modo legale di entrare in Europa per persone che hanno bisogno di protezione e limiterà il rischio che cadano nelle mani di trafficanti disumani. Inoltre dovrebbero essere aumentati gli aiuti finanziari europei a sostegno degli sforzi locali.

Dobbiamo incoraggiare la Commissione europea e gli Stati membri ad implementare rapidamente delle strutture “hot spot” alle frontiere esterne dell’UE ed in paesi terzi. Questo dovrebbe andare di pari passo con una revisione del regolamento di Dublino. Occorrerebbe implementare quanto prima un elenco comune europeo di paesi di origine e di transito sicuri. Inoltre, il rafforzamento del controllo dell’immigrazione dovrebbe poggiare su due principi: aumento dei rimpatri dei migranti economici che non hanno diritto d’asilo e migliore integrazione degli immigrati ai quali viene concesso di restare nell’Unione. Occorre inoltre prendere in considerazione che le ondate migratorie dovute alle crisi in Medio Oriente ed in Africa, per lo più in Siria ed in Libia, si ripercuotono sui paesi vicini della regione mediterranea, che solitamente costituiscono dei partner relativamente stabili dell’UE (Libano, Giordania, Algeria, Tunisia e Marocco). La risposta dell’UE ai flussi migratori deve pertanto tener conto dei paesi di transito per impedire qualsiasi effetto domino nei paesi che ospitano numeri elevati di rifugiati. La forza dell’Europa deve essere quella di ispirare le regioni vicine come modello da seguire e da cui imparare, invece di diventare una calamita per flussi migratori immensi, mettendo a rischio il ruolo dell’Europa come partner stabile e stabilizzante nelle regioni vicine e nel mondo. Dobbiamo agire congiuntamente e condividere tutte le informazioni pertinenti e le analisi a nostra disposizione. A tale proposito, abbiamo bisogno di misure urgenti per rafforzare e proteggere le frontiere esterne dell’Unione Europea. Confermiamo l’impegno per frontiere aperte all’interno dell’Unione europea ma con la precondizione di una protezione efficace delle sue frontiere esterne. Ciò significa rafforzare il livello di fiducia reciproco.

  • Sostenere la democrazia

La strategia più importante dell’UE nel vicinato meridionale rimane il sostegno della democrazia e della buona governance. La storia recente ha mostrato che dobbiamo sviluppare un approccio molto più a lungo termine, prevedendo miglioramenti duraturi nell’arco di decenni invece che di anni. Ciò richiederà un approccio dal basso all’alto ed il coinvolgimento di tutti i livelli di governo: locale, regionale e nazionale. Un elemento essenziale di questo approccio è la promozione e lo sviluppo della società civile, in particolare delle organizzazioni che promuovono la partecipazione sociale e politica delle donne. Questo punto dovrebbe essere in cima all’agenda del SEAE. Le fondazioni politiche ed il Fondo europeo per la democrazia (EED) sono strumenti dell’UE particolarmente idonei per incoraggiare una democratizzazione profonda e sostenibile nei paesi in transizione politica, grazie ad un finanziamento flessibile e guidato dalla domanda. Dovrebbero ricevere il pieno appoggio della famiglia politica del PPE.

  • Un nuovo approccio alla regione

In futuro, l’UE dovrà allineare i principi della coerenza a lungo termine e dell’accresciuta credibilità con la flessibilità a breve termine ed una tattica intelligente, non perdendo mai di vista l’obiettivo di un Medio Oriente democratico, pacifico e prospero. Questo comporterà anche una rinnovata spinta per una maggiore cooperazione regionale tra coloro che vogliono agire in questo senso. L’approccio per cui la maggiore cooperazione è condizionata all’adesione ai valori ed ai principi (detto “‘more for more”, ovvero più per più) andrà mantenuto per premiare quei paesi con un maggiore impegno nello spirito UE che desiderano promuovere la buona governance ed i diritti umani e civili e che cooperano con i loro vicini. Ma andrà compiuto uno sforzo a parte per rivolgersi alle popolazioni dei nostri paesi partner, di pari passo con l’approccio “more for more” che si riferisce ai governi. L’UE dovrà usare la sua diplomazia economica tutte le volte che sarà possibile.

Il nostro approccio alla regione deve trovare un nuovo equilibrio tra la differenziazione e la promozione della cooperazione regionale. Mentre la nostra offerta di cooperazione dovrà essere commisurata alla volontà e alla capacità di riforma dei singoli paesi, dovremo promuovere una cooperazione migliore e più stretta fra i paesi coinvolti del Nord Africa e del Medio Oriente, senza la quale non è possibile affrontare questioni importanti. La visibilità delle azioni  dell’UE  nella  regione  dovrà  essere  accresciuta,  sia  all’interno  dell’UE  che fra le popolazioni nel vicinato meridionale, che dovranno trarre beneficio nelle rispettive regioni ed essere incoraggiate a migliorare ed ammodernare le proprie condizioni politiche, economiche e sociali.

  1. Promuovere i nostri valori: affrontare le sfide globali

Con la caduta della cortina di ferro, molti dichiararono subito la vittoria della democrazia parlamentare e dell’economia sociale di mercato dominata dall’Occidente. Venticinque anni dopo dobbiamo ammettere che la democrazia liberale e lo Stato di diritto sono minacciati a livello globale ed anche all’interno della stessa UE da movimenti populisti e ricadute autoritarie. La Cina, che non è una democrazia, dimostra che la prosperità economica è, almeno per un certo periodo di tempo, non necessariamente accompagnata da società giuste o sistemi politici democratici. In molti altri paesi del mondo si è sostenuto che la democrazia è possibile senza pesi e contrappesi salvaguardati da un potere giudiziario indipendente, da media liberi e da una società civile forte e vivace. Di fatto, in molte di queste cosiddette “democrazie”, prevalgono il controllo statale, le restrizioni alle comunicazioni via Internet e le limitazioni all’autonomia personale. Inoltre, la mossa della Russia verso un atteggiamento di scontro con l’Occidente dimostra che alcuni paesi continuano a vedere le relazioni internazionali come un gioco a somma zero. L’idea che paesi più piccoli debbano essere meno sovrani delle potenze mondiali ha guadagnato terreno e non solo in Russia.

  • Supporto della democrazia globale

L’accettazione della democrazia come forma di governo predominante nel mondo e di un sistema internazionale costruito su ideali democratici si sta di fatto indebolendo. Le democrazie spesso sembrano rassegnate ad attendere che un malgoverno autoritario scateni catastrofi internazionali, prima di agire. Come abbiamo visto lungo tutto il corso della storia, le pratiche antidemocratiche portano a guerre civili, violazioni dei diritti umani e delle donne, alla distruzione di strutture sociali ed a crisi umanitarie. Incoraggiano anche la crescita di movimenti terroristici, la corruzione e la cattiva governance e delle diseguaglianze che alimentano l’instabilità politica ed economica, con conseguenze regionali o addirittura globali.

Se vogliamo essere pronti per le sfide globali, abbiamo bisogno di un approccio transatlantico coerente che dovrebbe essere integrato in una strategia a lungo termine. Il nostro appoggio a movimenti democratici in tutto il mondo che condividono la nostra visione dei valori universali non dovrebbe conoscere tentennamenti – dobbiamo ricordare al mondo che la democrazia è importante. I governi e le ONG nell’UE dovrebbero cooperare strettamente con partner negli Stati Uniti, come con quelli attivi in America Latina, per arrivare a tutti quei movimenti per la democrazia che si oppongono ai governi autoritari.

  • Un solo mondo” e l’agenda per lo sviluppo post-2015

Nel rispondere a sfide globali come il cambiamento climatico, i disastri naturali e le malattie contagiose, ma anche in merito alla sicurezza energetica, alla sicurezza cibernetica, all’uso delle risorse naturali, alla sicurezza alimentare ed agli aiuti per lo sviluppo, nessun paese è in grado di agire da solo. La cooperazione all’interno dell’UE deve essere accompagnata da un’azione ad ampio raggio globale nell’ambito delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali. Malgrado le difficoltà gravi e persistenti, l’UE dovrebbe perseguire un accordo “Ciclo di Doha”utile nel quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

Il PPE sottolinea che viviamo in un mondo sempre più interdipendente, dove le sfide richiedono un’azione collettiva ed un impegno globale. Pertanto, il quadro post-2015 dovrebbe avere aspirazioni e copertura globali ed essere applicabile a livello universale, pur tenendo conto dei diversi contesti nazionali e rispettando le politiche e le priorità nazionali. La responsabilità reciproca per i finanziamenti pubblici, privati, nazionali ed internazionali dovrebbe essere al centro del nuovo quadro internazionale.

Perché un nuovo quadro di sviluppo globale sia veramente trasformativo, occorre affrontare le cause alla base della povertà, con un approccio basato sui diritti ed una forte attenzione allo sviluppo delle capacità, un obiettivo a se stante di uguaglianza tra donne ed uomini e il conferimento di potere alle donne. Questo include una buona governance, una democrazia ben funzionante e lo Stato di diritto. Il cambiamento climatico è una grande sfida, strettamente legata al quadro di sviluppo globale. Il cambiamento climatico può non solo causare problemi ambientali ma anche avere impatti devastanti sulle comunità povere e vulnerabili, portando ad una migrazione forzata, al declino economico ed a conflitti per accaparrarsi le risorse naturali.

Assieme agli Stati membri in qualità di maggiori donatori di aiuti allo sviluppo, l’UE dovrebbe guidare il processo di definizione di un nuovo partenariato globale con tutti i paesi, incluse le economie emergenti, come pure con tutti gli stakeholder pertinenti, compresi il settore privato, i partner sociali, le organizzazioni della società civile, le autorità locali e regionali ed i parlamenti nazionali. Là dove la società civile ed il dialogo sociale sono deboli occorrerebbe promuovere la costruzione di una società civile. Dobbiamo lavorare per promuovere un migliore coordinamento delle politiche economiche, ambientali e per i diritti umani a livello di G7 e G20 per dare la governance appropriata alla globalizzazione in corso.

  • Persecuzione delle comunità religiose ed etniche

Oggi ci troviamo di fronte al fatto molto preoccupante della crescita, in molte parti del mondo, dell’intolleranza e della violenza contro comunità religiose ed etniche, specie quelle cristiane. La persecuzione dei membri di un gruppo religioso può essere definita come una qualsiasi ostilità nei confronti di qualcuno a causa della sua identificazione con quel gruppo. I cristiani sono il gruppo più perseguitato nel mondo contemporaneo. L’Unione europea e gli Stati membri dovrebbero fare di più per mettere fine alla violenza ed all’uccisione di persone innocenti a causa della loro religione. Abbiamo bisogno di una strategia coerente contro la persecuzione dei cristiani nel mondo. Questo riguarda non solo i paesi in cui la persecuzione è evidente e violenta ma anche quei paesi in cui la persecuzione è silenziosa e si nasconde dietro la legge e le costituzioni. L’Europa dovrebbe fare pressioni su questi paesi affinché cessino qualsiasi persecuzione per motivi religiosi. Il PPE è impegnato ad affrontare questa questione in modo più ampio e più efficiente, come priorità, anche tramite l’azione del Consiglio d’Europa nel suo ruolo di attore per i diritti umani e la democrazia.

7. Proteggere la nostra casa: Far fronte alle sfide interne

Le minacce ai nostri valori e le sfide alla nostra libertà e alla sicurezza nell’UE non sono più limitate all’esterno. Spesso vengono da dentro. Le nostre società devono rimanere libere ed i nostri valori democratici devono essere protetti. I diritti civici vanno salvaguardati, ma non vi è spazio per il compiacimento. E le minacce alla vita, alla libertà ed alla coesione sociale, che vengono dal nostro interno, devono essere contrastate con tutta la forza della legge e tutta la determinazione di cittadini liberi. Ci troviamo inoltre di fronte ad un inverno demografico che minaccia la sostenibilità a lungo termine del nostro sistema pensionistico e del nostro intero modo di vita e sembra mostrare la mancanza di fiducia degli Europei nei loro valori e nel loro futuro.

  • La chiave è una crescita sostenibile

Senza un ritorno ad una crescita economica sostenibile che porti alla creazione di più posti di lavoro e di lavori migliori, ed a prospettive tangibili in particolare per i nostri giovani, l’UE non sarà in grado di rispondere alle sue sfide esterne ed interne. L’Europa deve investire in capacità e formazione e dare posti di lavoro buoni e decorosi. A tale fine, la priorità dovrebbe essere l’economia reale, e in particolare le PMI. Le politiche dovrebbero puntare a rimettere l’occupazione e la crescita al centro della politica europea. A questo proposito, un’attenzione speciale dovrebbe  essere data all’agenda digitale riconoscendo Internet sia come spazio pubblico che come spazio di mercato. Il PPE deve lottare per la promozione e la protezione simultanee delle libertà digitali e del libero commercio prendendo in considerazione i principi della responsabilità sociale aziendale volontaria. Il rafforzamento dell’economia sociale di mercato europea, attraverso una governance più forte dell’Eurozona, il completamento e la piena realizzazione del mercato unico, l’unione energetica ed il mercato unico digitale, come pure partenariati di investimento e commercio internazionali ben bilanciati e di successo, soprattutto il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) con gli Stati Uniti, sono un requisito indispensabile per migliorare la nostra sicurezza e meglio promuovere i nostri valori. È importante che l’UE ed i suoi Stati membri si adoperino al massimo per arrivare quanto prima alla firma ed alla ratifica del TTIP. In questo contesto, gli Stati membri devono continuare a lavorare alle riforme strutturali per dare origine ad un ambiente favorevole alle aziende al fine di creare posti di lavoro.

Vogliamo promuovere e proteggere l’economia sociale di mercato, che dà il quadro in cui la competitività contribuisce alla giustizia sociale e in cui la giustizia sociale stimola la competitività. Pertanto, per bilanciare competitività ed equità, il dialogo sociale è cruciale.

  • Fiducia in sé democratica

Dovremo affrontare i dubbi fondamentali sul futuro dell’Occidente e dela democrazia liberale nella stessa Unione europea. La “democrazia illiberale” non può essere un obiettivo per una nazione occidentale. Dovremo anche continuare ad affrontare i partiti populisti di sinistra come di destra  e combattere le tendenze nazionaliste  e la stanchezza politica. Si tratta chiaramente di un compito di cui dovrà farsi carico la società civile: partiti politici, think tank e ONG.

  • Combattere il terrorismo all’interno

Dobbiamo contrastare il terrorismo jihadista e l’estremismo prima di tutto con un’applicazione della legge e strumenti di sicurezza più stringenti, ma anche prevenendo la radicalizzazione di giovani scontenti e rafforzando la controradicalizzazione e la deradicalizzazione degli immigrati con l’assistenza della società civile e dei social media. In questo contesto, l’istruzione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale. L’istruzione non dovrebbe essere limitata allo sviluppo di conoscenza, abilità e competenze per il mercato del lavoro, ma dovrebbe anche aiutare gli studenti a diventare membri attivi e aperti della società. Le società coinvolte in Internet e nei social media devono essere impegnate più efficacemente nella loro responsabilità di segnalare e rimuovere contenuti estremisti e propaganda jihadista online. È inoltre particolarmente urgente un piano d’azione per contrastare la radicalizzazione nelle prigioni al fine di combattere con maggiore efficacia l’ideologia jihadista. Questo tipo di terrorismo ha le sue radici spirituali nelle interpretazioni violente dell’Islam di matrice Wahhabita e Salafita e pertanto gli Stati membri dell’UE non solo devono migliorare le proprie capacità di intelligence e di raccolta e condivisione delle informazioni ma devono anche incoraggiare le comunità musulmane (ed il loro clero) ad impegnarsi maggiormente nella lotta contro l’estremismo, tracciando delle linee più nette tra la fede moderata e le ideologie fondamentaliste. In tale contesto, potrebbe rivelarsi utile il dialogo interreligioso. È altrettanto importante promuovere una maggiore inclusione sociale, specie per le seconde e terze generazioni di giovani immigrati nati in Europa. È fondamentale un migliore accesso ai mercati del lavoro. La lotta contro il terrorismo sarà efficace solo se vi sarà uno scambio più intenso di prassi migliori fra gli Stati membri e le regioni dell’UE. Questo scambio dovrebbe essere allargato anche ai paesi confinanti con l’UE che hanno un’esperienza di lunga data nel combattere il terrorismo. Il fenomeno dei combattenti stranieri rappresenta una minaccia seria crescente per la sicurezza degli Stati europei. I cittadini europei reclutati nelle aree dei conflitti pongono delle minacce significative alla sicurezza ed alla stabilità della società.

Gli Stati membri e le istituzioni dell’UE devono analizzare e porre rimedio congiuntamente alle deficienze degli strumenti correnti di contrasto del terrorismo. L’Europol dovrebbe stabilire un Centro europeo di contrasto del terrorismo, che dovrebbe essere sostenuto da Eurojust nelle indagini e nei procedimenti penali. I mandati di entrambe le istituzioni dovrebbero essere adeguati, tenendo presente che l’applicazione della legge e lo scambio di intelligence, specie per il controterrorismo, spesso vengono gestite meglio bilateralmente o su basi ad hoc, per motivi di efficienza e riservatezza. È imperativo trovare un accordo su un Registro europeo dei dati dei passeggeri aerei (PNR-UE), con i pesi e contrappesi appropriati per evitare abusi. Occorre migliorare lo scambio di informazioni: le autorità nazionali, la Commissione, Europol e Frontex dovrebbero sviluppare congiuntamente degli indicatori di rischio comuni per le persone pericolose. Anche il Sistema di informazione Schengen dovrebbe essere applicato appieno.

  1. Rafforzare la pace: Un’Unione più forte sulla sicurezza e la difesa

La Politica di sicurezza e difesa comune (CSDP) dell’UE è il punto più debole nel suo progetto per la pace, l’integrazione e lo sviluppo. Considerata la situazione geopolitica corrente, dobbiamo aumentare i nostri sforzi di difesa e rafforzare le strutture dell’UE nel quadro del partenariato di sicurezza transatlantica. Inoltre, solo una Unione più forte sulla difesa sarà in grado di far fronte alle minacce ed alle sfide crescenti.

  • Forgiare un nuovo consenso sulla sicurezza e la difesa europea

Entro l’estate del 2016, il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) deve elaborare una nuova strategia di politica estera e di sicurezza, ovvero un approccio globale e coerente a tutte le dimensioni della sicurezza. Questo documento deve identificare le minacce, definire le priorità degli interessi e gli strumenti e gli accordi istituzionali necessari per l’Unione europea. Il nuovo Libro bianco sulla sicurezza e la difesa dovrebbe sostituire il documento obsoleto del 2003.

  • Rafforzare il partenariato transatlantico

La NATO ed il suo principio di difesa collettiva rimangono la base cruciale e più duratura per la sicurezza dell’Europa. Un’alleanza transatlantica forte e capace rimane la pietra angolare in caso di aggressione contro i suoi Stati membri. Ma gli alleati ed i partner nordamericani dell’Europa si aspettano a buon diritto che noi Europei facciamo di più per garantire la nostra sicurezza. Solo un’Europa con capacità autonome e forti di difesa convincerà i nostri alleati che la NATO ha un futuro e che la sua presenza militare continua in Europa ha un senso. La cooperazione tra UE e NATO deve pertanto approfondire il loro partenariato nell’incrementare le capacità difensive e nel rispondere congiuntamente alle minacce regionali e globali. Per questo accogliamo con favore nuove domande di adesione alla NATO da parte di Stati membri dell’UE.

  • Investire di più nella difesa e nella sicurezza

A minacce crescenti si deve rispondere con investimenti crescenti in capacità. La spesa per la difesa ha continuato a scendere dal 1990, anche nel 2014 quando le nuove e maggiori minacce sia interne che esterne sono diventate più che evidenti. L’obiettivo della NATO di mettere un fermo al declino della spesa per la difesa e tornare rapidamente al 2% del PIL deve ancora essere soddisfatto dalla maggior parte dei membri europei della NATO.

  • Migliorare le nostre capacità di difesa tramite messa in comune e condivisione

Ma un aumento puramente quantitativo della spesa per la difesa non sarà sufficiente ed in alcuni casi non sarà possibile, a breve termine. Dobbiamo ottenere di più con meno attraverso una spesa migliore. Pertanto dobbiamo continuare a mettere assieme ed a condividere le risorse militari superando i confini nazionali. Modelli collaborativi esistenti come il Comando europeo di trasporto aereo (EATC) dovrebbero essere maggiormente sviluppati. Questo presuppone una migliore condivisione delle informazioni sullo sviluppo delle capacità militari nazionali e piani per l’approvvigionamento futuro.

In questo contesto, all’Agenzia europea per la difesa (EDA) deve essere assegnato un ruolo maggiore: non solo avrà bisogno di maggiori risorse, ma gli Stati membri dovrebbero assegnare una maggiore quota della loro spesa per la ricerca militare tramite l’EDA. Assieme alla Commissione Europea, l’EDA dovrebbe fornire un’analisi approfondita delle duplicazioni e ridondanze attuali nelle spese nazionali per la difesa.

Inoltre, è necessario affrontare il problema dei vuoti nelle capacità, specie in materia di sorveglianza, riconoscimento, trasporto strategico via aria e terra e stima delle forze sulle lunghe distanze. Gli sforzi esistenti per migliorare il rifornimento in volo, i sistemi di pilotaggio remoto (RPAS, noti anche come droni), la difesa cibernetica e le comunicazioni satellitari vanno perseguiti con maggior vigore.

  • Rafforzare la base tecnologica ed industriale dell’Europa

Il settore della difesa dell’Europa deve diventare più integrato, innovativo e competitivo. Questo aiuterà anche a promuovere la crescita ed i posti di lavoro. Si dovrebbero incoraggiare partnership pubblico-privato ed industriali più efficienti. Le piccole e medie imprese (PMI) devono essere meglio integrate nel ciclo degli approvvigionamenti dei mercati della difesa. La fornitura di tecnologie chiave sensibili deve essere assicurata attraverso l’UE e bisogna aumentare la collaborazione sul commercio e l’esportazione di materiale per la difesa nell’UE.

Le recenti riduzioni al bilancio della Ricerca e sviluppo (R&D) legata alla difesa devono essere invertite: gli Stati membri dovrebbero destinare all’R&D almeno il 20% del proprio bilancio per la difesa. La ricerca civile e militare dovrebbe essere coordinata meglio. Il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP, a partire dal 2021) dovrebbe contribuire ad un salto qualitativo nell’integrazione della difesa europea. Inoltre, la componente difesa della politica spaziale, in particolare per quanto riguarda le immagini satellitari ad alta risoluzione, dovrebbe essere affrontata congiuntamente da EDA, Commissione Europea, Stati membri ed industria.

  • Sviluppare le istituzioni e le capacità di una risposta rapida dell’UE

L’UE ha bisogno di un quartier generale operativo (HQ) per condurre degli interventi ed una difesa territoriale di maggior intensità in coordinamento con la NATO, come previsto dal Trattato di Lisbona. Solo così si assicureranno una pianificazione, un comando ed un controllo rapidi ed efficienti, senza affidarsi a strutture ad hoc poco agili. Una Cooperazione strutturata permanente (PESCO), come previsto dal Trattato di Lisbona, è il modo per costruire le capacità di difesa richieste in futuro. Questo significa che gli Stati membri che sono in grado e lo vogliono possono muoversi in avanti entro un ambito UE. Un buon esempio di attuazione della PESCO è l’istituzione di un Comando medico europeo. Le tecnologie per doppio uso militare/civile, come pure le navi per la sorveglianza marittima, gli aerei ed i droni sono altre aree in cui esplorare la PESCO alla luce della situazione corrente nel Mediterraneo. A lungo termine, la PESCO dovrebbe portare alla creazione di un esercito UE comune. Col tempo, andrebbe istituito un foro permanente di consultazione e decisione che dovrebbe sfociare in un Consiglio dei ministri della difesa a pieno titolo. Inoltre, il Parlamento europeo dovrebbe stabilire un Comitato permanente per la sicurezza e la difesa.

  • Migliorare gli strumenti civili dell’Europa

Il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (EERC) creato nel 2013 va ulteriormente sviluppato. Destinato a rispondere a terremoti/tsunami, incendi, inondazioni/valanghe, incidenti industriali/nucleari, attacchi terroristici, disastri in mare e pandemie, dovrebbe essere accompagnato da reti regionali di protezione civile per permettere all’UE di condividere le sue prassi migliori e condurre sessioni di formazione tramite centri di eccellenza regionali. La UE dovrebbe prevedere il finanziamento della protezione civile tramite trasferimenti annuali dal Fondo di solidarietà europeo.

  • Reagire alle minacce ibride

L’UE deve allargare il proprio arsenale per reagire alle minacce ibride, che mescolano l’aggressione militare e paramilitare come pure l’attivismo politico e le risorse diplomatiche, politiche,  economiche  e  di  propaganda.  Le istituzioni  dell’UE  e  gli Stati  membri devono cooperare più strettamente per contrastare queste minacce. Dobbiamo rafforzare la nostra resilienza interna tramite la sicurezza energetica ed il vaglio ed il controllo degli investimenti stranieri. La sicurezza cibernetica, ovvero la sicurezza dei sistemi informatici ed in special modo la conservazione dei dati digitali, è in questo caso un elemento chiave. Dobbiamo adottare misure di sicurezza cibernetica moderne come tecniche di rilevamento comportamentale per affrontare con successo minacce che si evolvono in continuazione. Un altro elemento importante è costituito da migliori comunicazioni strategiche che ci permettano di analizzare, denunciare e fornire determinate contronarrative ad una propaganda aggressiva.

  1. Fermare la deriva transatlantica: La rinascita dell’Occidente

Per riuscire a promuovere con successo i nostri comuni valori e raggiungere i nostri obiettivi comuni, in particolare nel vicinato orientale ed in quello meridionale dell’UE, l’UE ed i suoi alleati transatlantici dovranno rafforzare i propri legami. Questo si riferisce alla politica di difesa ed alla NATO, alla cooperazione per l’applicazione della legge ed alla lotta al terrorismo. In questo contesto dobbiamo ripristinare la fiducia tra i nostri servizi di intelligence. Le odierne minacce alla sicurezza sono complesse e non possono essere affrontate senza uno scambio di informazioni tra i nostri servizi, specie per smantellare le cellule terroristiche e le organizzazioni criminali. Dobbiamo anche rafforzare la cooperazione economica tramite il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP). Il TTIP è, soprattutto, uno strumento fortemente politico per rafforzare i legami transatlantici. È anche un fattore importante per riportare l’UE ad una crescita sostenibile. È vitale che il TTIP sia trasparente e responsabile. Abbiamo anche bisogno di un migliore coordinamento transatlantico nei nostri sforzi a sostegno della sicurezza, dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto nel vicinato dell’UE. Questo si riferisce, soprattutto, ad un approccio congiunto nei confronti dell’aggressione russa. Indebolire l’Occidente insinuando un cuneo tra gli Stati Uniti e l’Europa è uno dei principali obiettivi tattici del Cremlino. Non consentiremo che questo accada. Al contrario, il confronto con la sfida russa rafforzerà i legami che uniscono l’Europa e l’America.

Rapporti economici transatlantici più profondi avranno effetti positivi sull’economia globale e rafforzeranno le prospettive di una migliore cooperazione economica e commerciale globale. Parallelamente ai negoziati commerciali multilaterali entro il quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), l’UE deve mettere in atto degli Accordi di libero scambio (FTA) ben negoziati e ben bilanciati prima di tutto con i principali partner commerciali in tutto il mondo, come Canada, Australia, Giappone, Cina ed i paesi del Mercosur. Oltre al TTIP, queste partnership commerciali saranno decisive per riportare l’UE su un percorso di crescita sostenibile e qualitativa. Più che mai dobbiamo riaffermare i valori comuni sui quali sono stati costruiti gli Stati Uniti e l’UE. Nonostante tutte le differenze tra America ed Europa (e, di fatto, tra le varie nazioni d’Europa) quando si tratta di valori dovremmo sottolineare ciò che abbiamo in comune, specie in tempi come questi, quando l’Occidente agli occhi di molti sembra essere stato messo all’angolo. Inoltre, la partnership transatlantica dovrebbe diventare il nucleo di una comunità globale di democrazie, pensata per cercare delle modalità congiunte con cui rispondere a sfide autoritarie.

10. Conclusione

Riconoscere e dare un nome alle nuove minacce alla nostra sicurezza ed ai nostri valori è il primo passo per affrontarle. Pertanto, dobbiamo essere aperti e realistici in merito alla portata delle nuove sfide che vengono da est ma anche da sud, a livello mondiale e dall’interno delle nostre stesse società. Dobbiamo renderci conto che i confini classici tra le politiche domestiche ed estere spesso non sono più validi. Riaffermiamo e promuoviamo anche i valori sui quali poggia la nostra famiglia politica, e che hanno fortemente contribuito allo sviluppo dell’Unione europea. Confermiamo la nostra intenzione di progredire con decisione verso un’Unione politica con una politica fiscale ed economica comune, una politica estera e di sicurezza comune ed una politica di difesa comune.

Come prossimo passo, dobbiamo occuparci di particolari regioni del vicinato dell’UE che contengono  rischi  ed  opportunità:  i  Balcani  occidentali,  dove  l’UE  dovrà  promuovere l’allargamento e contemporaneamente migliorare la stabilità e la cooperazione regionale; l’est, dove l’UE e la NATO devono aiutare i nostri amici e reagire all’aggressione russa; la Turchia, dove dovremmo promuovere più attivamente la democrazia parlamentare al fine di giungere ad una partnership più stabile; ed il Medio Oriente ed il Nord Africa, una regione in subbuglio in cui l’UE dovrà diventare più attiva nel sostenere i suoi valori e scongiurare i pericoli. A livello globale, le politiche di sviluppo e climatiche rimangono obiettivi prioritari, mentre l’appoggio a tutti i movimenti democratici, per contrastare l’autoritarismo ed il terrorismo, dovrebbe ricevere una nuova importanza; all’interno dell’UE e dei suoi Stati membri, dobbiamo tornare ad una crescita sostenibile, combattere il terrorismo e combattere il traffico di esseri umani e la migrazione illegale in modo più efficace continuando a difendere la democrazia liberale con rinnovato vigore; nella difesa dobbiamo pensare seriamente di aumentare la cooperazione; e nella partnership transatlantica dovremmo lavorare per una rinascita dell’Occidente. In conclusione, la nostra missione di proteggere la nostra Unione e promuovere i nostri valori dipenderà dalla determinazione del PPE di assumere la guida. Facendo perno sui nostri valori, attenti ai successi ed ai fallimenti e consapevoli dei nostri punti deboli come pure dei nostri punti di forza e delle opportunità, guideremo con l’esempio.