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Risoluzioni adottate dal Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

Dichiarazione sull’economia sociale di mercato

… così come il sistema degli Stati nazionali nell’Europa dei secoli XIX e XX è stato incapace di garantire una pace durevole, l’Unione Europea nel suo attuale stato di integrazione sarà ugualmente incapace di gestire le sfide della demografia e della globalizzazione che l’Europa si trova ad affrontare. L’Europa deve impegnarsi sul modello dell’economia  sociale di mercato. Il futuro per i popoli e le nazioni d’Europa è una comunità di responsabilità e solidarietà, unita in un’economia sociale di mercato”[1]

Il Partito Popolare Europeo (Democratici cristiani):

– Considerato che l’Unione Europea non è solo un mercato unico ma una comunità politica basata sui valori

– Considerato  che  l’economia  sociale  di  mercato  ha  le  sue  radici  nella  tradizione  filosofica  e  religiosa dell’Europa

–  Considerato che l’obiettivo comune di un’economia sociale di mercato altamente competitiva, mirata alla piena occupazione e al progresso sociale, è fissato dal Tratto di Lisbona

– Considerato che l’economia sociale di mercato è il nostro concetto di Europa, basato sulla scelta personale, i diritti della proprietà privata e la concorrenza leale, e sostenuto da solide leggi sociali e ambientali

– Considerato  che  i  Trattati  stipulano  che  l’Unione  Europea  nella  definizione  e  nell’attuazione  delle  sue politiche  e  azioni  “tiene  conto  delle  esigenze  connesse  con  la  promozione   di  un  elevato  livello  di occupazione, la garanzia di un’adeguata protezione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana”

– Considerato che il concetto di economia sociale di mercato richiede un equilibrio fra i principi di libertà e solidarietà e in particolare la necessità di riconciliare la libera concorrenza fra persone responsabili con le esigenze del bene comune

– Considerato che la certezza del diritto, la sussidiarietà e la responsabilità personale rafforzano la fiducia e devono comportare solidarietà

–  Considerato  che il concetto  di economia  sociale  di mercato  mette  l’economia  al servizio  della società  e pertanto non tiene conto solo del rendimento ma tiene conto primariamente della dignità umana, libera da controlli ingiustificati

– Considerato  che i monopoli,  i cartelli,  gli accordi  sui prezzi  e la distorsione  della  concorrenza  mediante l’abuso  di  potere  economico  sono  l’antitesi  di  quanto  convenuto  dai  popoli  dell’Europa  nel  Trattato  di Lisbona

– Considerato che il principio delle contrattazioni collettive e la legislazione del lavoro garantiscono la parità di trattamento  dei  lavoratori  nel  rispetto  della  libera  circolazione  di  persone  e servizi, e prevengono una pressione al ribasso sugli standard sociali che minerebbe la coesione dell’Unione Europea

– Considerato che i sistemi di incentivazione che dissociano rischio e responsabilità sono in contraddizione con lo spirito dell’economia sociale di mercato

– Considerato  che  un’economia  di  mercato  che  serve  esclusivamente  gli  interessi  del  capitale  non  può chiamarsi sociale

– Considerato che eccessive ineguaglianze nella distribuzione del reddito minano la coesione sociale

– Considerato che, ai fini del rispetto della dignità umana, la lotta contro la povertà e la salvaguardia  della qualità dell’occupazione richiedono sempre maggiore attenzione

– Considerato che l’economia globale è aumentata di sette volte nei primi 1 800 anni dell’era cristiana e che da  allora  è  aumentata  di  70  volte,  segno  che  l’economia  sociale  di  mercato  può  apportare  benefici straordinari per il bene comune

– Considerato  che  questo  successo  è  stato  possibile  perché  il  libero  sistema  economico  si  è  riformato costantemente per rispondere alle sfide che si sono di volta in volta presentate

– Considerato  il  ruolo  centrale  e  costruttivo  del  partenariato  sociale  nella  costante  riforma  della  nostra economia sociale di mercato, per esempio attraverso la responsabilizzazione, il coinvolgimento e la partecipazione del personale nella gestione delle imprese. Ribadisce il proprio impegno per l’economia sociale di mercato sul piano europeo e mondiale sulla base di questi principi e cercherà di informare l’Unione Europea e di influire affinché la sua agenda interna e internazionale possano incorporare tali principi in quanto valori sui quali deve basarsi l’economia sociale di mercato.

Lotta allo sfruttamento minorile – Attuare un’agenda per condizioni di lavoro umane

215 milioni di bambini sono vittime dello sfruttamento minorile in tutto il mondo. Di questi, 115 milioni lavorano in condizioni pericolose. Lavorano in case private, nell’agricoltura, nelle miniere e nell’industria. Sono fatti combattere come soldati e sfruttati nella prostituzione. Questi bambini raramente vanno a scuola, se mai ci vanno. Il lavoro provoca loro danni fisici e psicologici. E sono due volte perdenti, perché perdono non solo l’infanzia ma anche la possibilità di un futuro. L’elevato tasso di sfruttamento minorile è in forte contrasto con le convenzione internazionali come la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo o le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro concernenti lo sfruttamento minorile, nella fattispecie la Convenzione OIL 138 relativa all’età minima e la Convenzione OIL 182 relativa alle peggiori forme di lavoro minorile.

Il Partito Popolare Europeo riconosce che la dignità degli esseri umani è intoccabile. Dalla nostra interpretazione della dignità umana deriviamo i nostri concetti fondamentali sul lavoro in condizioni umane. Queste sono le basi delle nostre politiche. L’eradicazione dello sfruttamento del lavoro minorile e del lavoro forzato è uno dei nostri obiettivi ed è anche uno degli obiettivi strategici dell’agenda per il lavoro dignitoso (Decent Work Agenda) dell’OIL. Tali obiettivi comprendono, oltre all’attuazione di norme di lavoro basilari quali la libertà di associazione, la non discriminazione, e la promozione di opportunità di lavoro per un reddito ragionevole, anche il rafforzamento della sicurezza sociale e del dialogo sociale. La lotta contro lo sfruttamento minorile e le condizioni di lavoro inumane richiede una duplice strategia. Da una parte occorre eliminare le cause, in particolare l’enorme povertà nei paesi del terzo mondo e in quelli in via di sviluppo. Dall’altra parte non si dovrebbe autorizzare l’accesso al mercato di prodotti fabbricati in condizioni inumane.

Lottare contro la povertà, promuovere l’istruzione

Ricorrere a strumenti di politica commerciale

Più trasparenza per la produzione in condizioni umane e il consumo sostenibile

Promuovere la produzione in condizioni umane e il consumo sostenibile nei settori economici

Intensificare gli scambi interni nell’Unione Europea

Invitiamo il PPE a elaborare ulteriormente queste tematiche in seno al suo gruppo di lavoro “Politica economica e sociale”.

Lottare contro la disoccupazione giovanile / Tracciare il cammino per una politica comunitaria efficace contro la disoccupazione giovanile

Riconoscendo che:

  • L’UE registra elevati livelli di disoccupazione giovanile con una media europea del 22,6% nel marzo

2012 e con picchi del 51,1% in Spagna e del 51,2% in Grecia. A ciò si aggiungano 2 milioni di giovani europei che hanno deciso, scoraggiati dagli alti livelli di disoccupazione, di abbandonare il mercato del lavoro o proseguendo ulteriormente gli studi o smettendo di cercare lavoro.

  • Secondo  una   recente   pubblicazione   dell’Organizzazione   Internazionale   del   Lavoro   (OIL),   la disoccupazione giovanile nel mondo è al livello più alto degli ultimi due decenni e probabilmente aumenterà ulteriormente nel 2012.
  • Nel gennaio 2012, il Consiglio europeo ha presentato nelle sue conclusioni una serie di misure che gli

Stati membri avrebbero dovuto prendere per ridurre la disoccupazione.

  • Nell’aprile 2012, la Commissione europea ha presentato il suo pacchetto per l’occupazione, con linee guida su come rafforzare la creazione di posti di lavoro negli Stati membri.
  • Il PPE ha adottato una risoluzione sui giovani imprenditori al Congresso di Marsiglia del 2011.
  • Per le  giovani  generazioni  essere  disoccupati  è  una  condanna  a  lungo  termine  che  minaccia seriamente le loro prospettive future sul mercato del lavoro.
  • La disoccupazione giovanile penalizza severamente la continuità della nostra economia sociale di mercato e mina le speranze di una rapida ripresa economica, la fiducia nei leader europei e il sostegno all’Unione Europea, mentre presta il fianco agli estremismi politici e al populismo.

Dando atto che:

  • I giovani sono una forza lavoro ambiziosa, innovativa ed energica per i loro datori di lavoro, una forza che va coltivata.
  • Il gruppo dei giovani NEET (Not in Education, Employment, or Training – ovvero, disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione) è cresciuto negli ultimi anni.
  • Attualmente molti giovani si trovano di fronte ostacoli specifici (p. es. maggiore possibilità di perdere il lavoro in caso di recessione economica, contratto a tempo determinato, concorrenza con colleghi più esperti).
  • La riduzione della disoccupazione giovanile richiede un impegno finanziario su vasta scala.
  • La formazione  scolastica  non  sempre  risponde  alle  esigenze  dei  mercati  del  lavoro.  Appare necessario un migliore coordinamento fra l’offerta di istruzione e il mercato del lavoro.
  • Nell’UE, la domanda di manodopera specializzata è in continuo aumento e i tassi di disoccupazione giovanile rimangono sotto controllo laddove sono presenti strutture di qualità per l’istruzione e la formazione professionale. L’UE è attualmente priva del coordinamento necessario ai suoi strumenti dispersi. Ha bisogno di un maggiore coordinamento della politica economica, sociale e dell’istruzione per elaborare  una strategia comprensiva che richiederà un forte impegno da parte del settore privato e della pubblica istruzione (sistema duale) nonché il pieno coinvolgimento delle parti sociali.
  • Molti giovani  forniscono  preziosi  servizi  alla  comunità  su  base  volontaria  o  mediate  attività extrascolastiche, ma spesso i datori di lavoro non riconoscono questi sforzi e le relative competenze acquisite.
  • I tirocini di qualità, che offrono una reale esperienza di lavoro, sono validi strumenti per avviare i giovani sul mercato del lavoro. Tuttavia in molti Stati membri la loro regolamentazione è inadeguata e lascia,pertanto, spazio ad abusi.
  • Le differenze fra generazioni per quanto riguarda i termini contrattuali portano a uno stravolgimento del sistema economico, con i giovani che divengono una forza lavoro a breve termine e flessibile della quale è facile disfarsi, senza particolari vincoli, quando fa comodo al datore di lavoro.
  • Il mercato  del  lavoro  non  dovrebbe  discriminare  a  livello  generazionale,  e  la  flessibilità  e  la flessicurezza dovrebbero essere promosse per tutte le generazioni.
  • La disoccupazione ha un effetto profondo in particolare sulle giovani coppie perché può sconvolgere la pianificazione familiare, pregiudicando ulteriormente le prospettive demografiche dell’Europa.

Il Partito Popolare Europeo:

  • Ritiene indispensabile  che  l’UE  si  impegni  finanziariamente  (nell’ambito  del  prossimo  quadro pluriennale) e politicamente intensificando i suoi sforzi per ridurre la disoccupazione giovanile. I fondi già stanziati dovrebbero essere utilizzati in modo più efficiente, mentre i fondi non ancora utilizzati dovrebbero essere destinati alla creazione di un ambiente adatto alla creazione di posti di lavoro destinati appositamente ai giovani.
  • Invita l’UE e gli Stati membri a incentrare la politica per l’istruzione sull’occupabilità dei giovani. I sistemi di istruzione dovrebbero fornire ai giovani conoscenze, specializzazioni e competenze tali da garantire un migliore allineamento alle esigenze del mercato del lavoro.
  • È convinto  della  necessità  di  offrire  maggiori  opportunità  di  fare  esperienza  pratica  durante l’istruzione secondaria e superiore. La combinazione studio / lavoro dovrebbe divenire il principio basilare del maggior numero possibile di modalità di formazione.
  • Sottolinea la  necessità  di  maggiori  possibilità  di  formazione  per  giovani,  volte  a  garantire  una integrazione agevolata nell’ambiente di lavoro e migliori prestazioni sul luogo di lavoro.
  • Invita l’UE ad adottare meccanismi che favoriscano e riconoscano il servizio volontario, l’istruzione non formale e le attività extrascolastiche dei giovani come un importante contributo alla società mediante il rafforzamento della cittadinanza attiva.
  • È convinto che le imprese private dovrebbero essere più aperte ai tirocini, visti come modo di aiutare i giovani a prendere contatto con i futuri datori di lavoro e a rafforzare la loro posizione sul mercato del lavoro. Al contempo, servono meccanismi più efficaci per monitorare l’abuso delle prestazioni di tirocinio.
  • Invita gli Stati membri a identificare e rimuovere gli ostacoli che rendono difficoltoso per i lavoratori trasferirsi e lavorare in altri Stati membri, stimolando così la mobilità interna all’UE.
  • Invita gli Stati membri a promuovere forme flessibili di occupazione sul mercato del lavoro per tutte le fasce di età.
  • Promuove una maggiore protezione dei segmenti giovanili vulnerabili, per ridurre il numero dei giovani nel gruppo NEET e combattere attivamente la discriminazione (basata sull’età) sul luogo di lavoro.
  • Sottolinea  che   l’imprenditorialità   giovanile   è   uno   strumento   importante   nel   ridurre   la disoccupazione giovanile e dovrebbe essere ulteriormente stimolata attraverso incentivi fiscali, sostegno finanziario, istruzione pratica e snellimento delle procedure burocratiche.
  • Ritiene indispensabile che gli Stati membri e le imprese attuino delle politiche del lavoro tali da non costringere le giovani coppie a dover scegliere fra la carriera e la famiglia, stimolando il ricorso agli asili nido e migliorando i mezzi finanziari delle giovani coppie.
  • Dopo il parto, le donne dovrebbero essere stimolate a reintegrarsi nell’ambiente di lavoro offrendo loro condizioni di lavoro flessibili.
  • Il Partito Popolare Europeo sosterrà il progetto di statuto del lavoratore autonomo, i cui principali obiettivi sono una regolamentazione sistematica e unitaria per il lavoro autonomo nell’Unione Europea, migliori diritti sociali e del lavoro per gli imprenditori, nonché l’articolazione delle misure necessarie a sostenere l’avviamento di attività, la sostenibilità di tali attività e la salvaguardia delle attività preesistenti. Ricorda l’importanza degli imprenditori in quanto migliore opzione per la creazione di crescita e ricchezza per la nostra società; dovremmo limitare al minimo le barriere per gli investitori e semplificare il quadro giuridico affinché imprenditori e lavoratori autonomi possano concentrarsi principalmente sullo sviluppo delle loro attività.
  • Sostiene le raccomandazioni della Commissione europea nel suo pacchetto per l’occupazione volte alla riduzione degli oneri fiscali che gravano sul lavoro e alla ricerca del potenziale di creazione di posti di lavoro in taluni settori quali l’economia verde, l’ICT e i servizi di assistenza sanitaria.
  • Si impegna a sottoporre relazioni semestrali al Gruppo di lavoro 2 del PPE “Politica sociale europea” con l’intento di monitorare la disoccupazione giovanile e di definire gli strumenti legislativi necessari affinché l’UE possa combatterla in modo efficace e approfondito, avvalendosi della competenza delle parti sociali europee. Il gruppo di lavoro identificherà altresì le pratiche migliori definendo norme minime  di  qualità per  strutture  sostenibili  di  istruzione  e  formazione  professionale,  che dovrebbero essere una priorità per gli Stati membri dell’UE.

Per la nomina di un candidato comune del PPE alla presidenza della Commissione europea

In preparazione alle elezioni europee del 2014, la nuova presidenza del PPE dovrebbe concordare una procedura e  avviare  un  processo  interno  per  la  nomina  di  un  candidato  comune  alla presidenza della prossima Commissione europea,  conformemente  ai  Trattati,  da  presentare  all’elettorato  come  capolista  durante  la campagna elettorale.

Mandato all’UE affinché fornisca un’assistenza allo sviluppo di lungo termine ai paesi minacciati dalla carestia

Noi, Unione dei cittadini europei della terza età, proponiamo che il prossimo Congresso Statutario a Bucarest risolva quanto segue: “L’UE affronta la maggiore sfida dei nostri tempi – prevenire l’incombente ‘conflitto Nord/Sud’ – fornendo non solo fondi ma anche know-how economico e industriale ai paesi colpiti dalla fame e dalla disoccupazione.” Invitiamo il PPE ad approfondire ulteriormente tali questioni in uno dei suoi Gruppi di Lavoro.

Motivazione:

In un discorso rivolto ai suoi concittadini,  il Presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy affermava quanto segue: “Prima della fine del decennio andremo sulla Luna e a questo proposito metteremo in campo tutte le energie, le competenze e le risorse di cui disponiamo.” Dieci anni dopo, gli Americani arrivarono effettivamente  sulla  Luna.  Noi  dell’ESCU  auspichiamo  un  atteggiamento  analogo  in  Europa.  Immaginate  il Consiglio  dei  Ministri,  la Commissione  e il  Parlamento  dell’Unione  Europea  che  inviano  oggi  un  messaggio unanime relativo alle carestie e all’esodo sempre maggiore di profughi della fame verso i paesi dell’Emisfero Settentrionale:   “Entro   dieci   anni,   nessuno   dovrà   più   patire   la  fame!”   Un   atteggiamento   politico   così fondamentale equivale al messaggio centrale della Bibbia – il comandamento di amare – ed è parte integrante di tutte le grandi religioni del mondo.

La  lotta  contro  le  carestie  rientra  anche  negli  obiettivi  della  politica  per  la  tutela  dell’ambiente,  pertanto invitiamo tutti i responsabili politici, economici e sociali in Europa a combinare questo invito all’azione con una politica  ambientale  che non sia solo discussa  ma anche  messa in pratica.  Non intervenire  in questo  campo significherebbe contribuire a un “conflitto Nord/Sud“ della peggior specie.

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

Lotta contro le “immagini che mostrano abusi sui minori” mediante un’azione impegnata, trasversale e coordinata sul piano internazionale

  1. Le “immagini che mostrano abusi sui minori” o “pedopornografia” non sono solo immagini. Le due espressioni si riferiscono a una serie di reati: dall’adescamento, la corruzione o il traffico di minori (di età inferiore ai 18 anni) a fini sessuali alla distribuzione, la raccolta e la consultazione di immagini degli abusi perpetrati, e alle varie forme di abuso sessuale perpetrate sui minori, che possono arrivare anche a provocarne la morte.
  1. Nonostante il fatto che la maggior parte delle immagini possono trovarsi in un “mondo virtuale”, non si deve mai dimenticare che dietro ogni immagine di abuso sui minori vi è almeno un minore che è stato oggetto di abuso sessuale nella vita reale.
  1. Le immagini che mostrano abusi sui minori sono non solo il risultato e l’illustrazione visiva dell’abuso ma  in  più  incitano  a  nuovi  reati  e  di  conseguenza  sono  “moltiplicatori”  dell’abuso  e  dello sfruttamento sessuale  dei minori. Per questo, già la “semplice” visualizzazione di immagini che mostrano abusi sui minori dovrebbe essere un reato in tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa.
  1. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote, STCE n. 201) rappresenta attualmente la norma più completa e avanzata in materia, unitamente alla Convenzione sulla criminalità informatica (Convenzione di Budapest, STCE n. 185). Tali convenzioni dovrebbero essere completate dall’imminente direttiva dell’Unione Europea relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedopornografia. Questi testi costituiscono una solida base giuridica ma devono essere rafforzati in taluni aspetti, quali la qualifica di reato per la visualizzazione intenzionale di  immagini  che  mostrano  abusi  sui  minori  (questo  per  quanto  riguarda  la  Convenzione  di Lanzarote).
  1. Molti Stati membri hanno iniziato ad affrontare la questione adottando una legislazione e delle politiche forti. Uno scambio di informazioni rafforzato e di dimensioni europee, nonché l’adozione delle migliori  pratiche,  dovrebbero  contribuire  a  una  maggiore  efficacia  della  lotta  contro  le immagini che mostrano abusi sui minori. Per rispecchiare in modo più adeguato la complessità del soggetto, le nozioni di “immagini che mostrano abusi sui minori” o “materiale pedopornografico” dovrebbero,  con  l’andare  del  tempo,  sostituire  l’espressione  “pedopornografia”  in  tutti  i  testi giuridici e nel dibattito politico.
  1. Invitiamo pertanto i partiti membri del PPE:

6.1. per quanto riguarda la Convenzione di Lanzarote e la Convenzione di Budapest, a:

6.1.1. incoraggiare la ratifica di tali convenzioni il più presto possibile, laddove non sia ancora stato fatto, e, per quanto riguarda gli Stati membri dell’Unione Europea, attuarle in modo coordinato nel quadro dell’imminente direttiva dell’Unione Europea;

6.1.2. potenziare la relativa legislazione nazionale, in particolare creando una solida base giuridica per l’intervento delle strutture di contrasto nel quadro di procedure trasparenti e pienamente rispettose dei principi democratici e dei diritti dell’uomo;

6.1.3. sostenere il rafforzamento della Convenzione di Lanzarote attraverso un protocollo supplementare inteso a coprire più in dettaglio i reati legati a immagini di abuso sui minori;

6.2. per quanto riguarda le misure politiche da adottare, a:

6.2.1. mettere a punto politiche nazionali esaustive, che affrontino la questione da ogni possibile angolazione, senza peraltro perdere di vista un chiaro “approccio basato sulle vittime” volto a identificare le vittime e i perpetratori nel più breve tempo possibile, a porre fine agli abusi e assistere le vittime, anche nel contesto di sistemi giudiziari più adeguati ai minori;

6.2.2. istituire efficienti meccanismi per l’interruzione della distribuzione online commerciale e non commerciale di immagini che mostrano abusi sui minori, con priorità alla rimozione dei contenuti illegali ovunque possibile;

6.2.3. sviluppare il dialogo con il settore privato affinché questo assuma la responsabilità di

riferire immediatamente allorquando siano individuate immagini che mostrano abusi sui minori e collabori con le strutture di contrasto; e

6.2.4. favorire, da una parte, scambi di informazioni più sistematici sul piano europeo e internazionale e dall’altra parte ricerche più approfondite sulle immagini che mostrano abusi sui minori e i relativi reati.

Promozione dei diritti umani dei detenuti negli Stati membri del Consiglio d’Europa

Siamo preoccupati dai frequenti reportage, comparsi nei media di molti Stati membri del Consiglio d’Europa, riguardanti le drammatiche condizioni dei detenuti nelle prigioni. Dovremmo riconoscere l’urgente necessità di affrontare la questione per mezzo di una relazione analitica completa che possa portare a raccomandazioni intese a tutelare i diritti dei detenuti e a stimolare uno scambio di buone pratiche fra gli Stati membri. Le ultime relazioni del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura evidenziano un aumento dell’affollamento delle prigioni, del numero di giovani detenuti extraeuropei e di detenuti giovanissimi, un forte aumento dei detenuti in attesa di sentenza definitiva nonché dei suicidi fra i detenuti.

Alla luce della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Articolo 5), del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (Articolo 7), della Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle altre pene o trattamenti inumani o degradanti (TCE n. 126), della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Articolo  3)  e  delle  varie  risoluzioni  adottate  dall’Assemblea  negli  ultimi  anni,  ma  non  completamente attuate,  dovremmo  considerare  l’urgenza  di  rivisitare  l’idea  di  una  Carta  penitenziaria  europea  (Doc. 10097(2004)).

Invitiamo il PPE ad affrontare la questione se sono in essere le condizioni minime in grado di garantire che la sentenza divenga, conformemente alla normativa europea, un mezzo di riscatto personale e se le prigioni e le strutture alternative promuovono il reintegro dei detenuti in seno alla società.

GIUSTIZIA PER LA CRESCITA:

MOBILITARE LE POLITICHE DELLA GIUSTIZIA PER SOSTENERE PIENAMENTE LA CRESCITA E LA STABILITÀ NELL’UE

1. Introduzione

Il PPE ha sempre promosso le politiche comunitarie in grado di contribuire significativamente alla crescita e all’occupazione nell’ambito di un mercato interno funzionante a dovere. A fronte dell’attuale crisi economica e finanziaria, dobbiamo fare sì che tutte le politiche dell’UE siano pienamente mobilitate a sostegno della crescita e della stabilità – e che gli strumenti giuridici dell’UE, così come le politiche nazionali, possano svolgere un ruolo importante per raggiungere questo obiettivo. Sistemi giudiziari efficienti in tutti gli Stati membri e un quadro normativo fortemente radicato nel principio di legalità possono contribuire significativamente a creare un clima favorevole per gli investitori e certezza giuridica per le imprese e i consumatori, ponendo al tempo stesso le basi strutturali fondamentali di una crescita economica sostenibile, che si palesa come una necessità. Gli interventi, a livello sia comunitario che nazionale, volti a rafforzare la solidità e la sicurezza del quadro normativo sono, pertanto, un elemento centrale delle riforme strutturali attualmente in atto negli Stati membri dell’UE.

2. Il PPE chiede sistemi giudiziari efficaci in tutti gli Stati membri dell’UE

Crescita economica, efficienza istituzionale e stato di diritto sono interconnessi e interdipendenti. Per il PPE, tribunali indipendenti ed efficaci che esercitino la giustizia in tempi brevi e in modo affidabile sono presupposti essenziali per accrescere la fiducia delle imprese e dei cittadini e garantire il rispetto dei diritti fondamentali, tra i quali il diritto all’equo processo e i diritti di proprietà. Una giustizia che non funziona a dovere è un ostacolo importante all’attività economica, intacca la fiducia e compromette la certezza dei diritti di proprietà. Procedure macchinose e poco trasparenti, che determinano lunghi ritardi nell’iter giudiziario, pregiudicano gravemente il normale svolgimento di tutte le attività economiche. Aggiungono incertezza giuridica e sovraccosti all’applicazione delle leggi e dei contratti. Inoltre, i ritardi di pagamento e i tempi lunghi per ottenere la risoluzione giudiziaria delle controversie gravano sulle finanze delle imprese e ne aumentano il senso di incertezza. I tempi lunghi della giustizia determinano, a loro volta,  situazioni  di  insolvenza  e  aumentano  la  disoccupazione.  La  giustizia  inefficiente  incide  anche  sul credito e sui tassi di interesse delle aziende, sulla riscossione delle imposte, sulle vertenze di lavoro, e così via. Le piccole e medie imprese – che il PPE ritiene debbano essere al centro di tutte le politiche economiche – sono particolarmente vulnerabili sotto questo aspetto.

Le azioni svolte a livello nazionale per accrescere l’efficienza della giustizia e ridurre l’arretrato giudiziario contribuiscono a creare un clima imprenditoriale più favorevole agli investimenti. Gli interventi in corso nei paesi beneficiari di un programma di assistenza finanziaria (come l’Irlanda, il Portogallo e la Grecia) e le riforme generali in atto negli altri paesi dell’UE mostrano quanto una giustizia rapida ed efficiente possa contribuire  alla  crescita,  creando  in  particolare  le  condizioni  di  certezza  e  di  fiducia  indispensabili  per tutelare gli investimenti. A livello europeo, la definizione di politiche in materia di giustizia orientate alla crescita aiuteranno le economie europee a generare più scambi commerciali e occupazione, pur snellendo gli adempimenti burocratici. Anche nel campo della giustizia, l’Europa deve ora sfruttare appieno le opportunità di crescita offerte dal mercato interno. Il mercato unico digitale, in particolare, offre potenzialità di crescita per le imprese e semplifica le transazioni transfrontaliere. Il mercato unico digitale, una volta completato e funzionante, può incrementare il PIL dell’UE di ben 110 miliardi di euro all’anno e portare ai consumatori dell’UE un aumento del loro livello di benessere quantificabile in circa 204 miliardi di euro.

Eppure, consumatori e  imprese continuano ad acquistare e a vendere in luoghi possibilmente vicini al proprio domicilio. A frenarli è la mancanza di fiducia che deriva il più delle volte da differenze, effettive o percepite come tali, nelle legislazioni nazionali, in particolare per le transazioni transfrontaliere o online. Riteniamo che le proposte in materia di giustizia contribuiranno in modo decisivo al completamento del mercato unico e alla certezza giuridica indispensabile per indurre imprese e cittadini a realizzare operazioni transfrontaliere. La Commissione europea, i ministri della Giustizia dell’UE e il Parlamento europeo dovrebbero inoltre porre maggiore enfasi sulle misure in materia di giustizia che possono avere anche un effetto di sostegno alla crescita.

3. Meno burocrazia nei procedimenti civili e commerciali

a. Accesso agevolato alla giustizia

Affinché il mercato unico funzioni correttamente, consumatori e imprese devono poter accedere facilmente alla giustizia. L’accesso ai tribunali in Europa dovrebbe essere prevedibile e trasparente. Per rafforzare la fiducia nei sistemi giudiziari, garantire una buona cooperazione fra i tribunali dei singoli Stati membri e la libera circolazione delle decisioni giudiziarie nell’Unione Europea, occorre semplificare e sveltire il riconoscimento e l’esecuzione tra gli Stati membri delle decisioni giudiziarie in materia civile e commerciale

b. Procedimento per la composizione delle controversie di modesta entità

Una  migliore  esecuzione  delle  decisioni  delle  controverse  commerciali  può  contribuire  notevolmente a migliorare  il  contesto  nel quale  operano  le imprese.  Eliminare  le tappe  superflue nell’esecuzione  delle decisioni   giudiziarie   relative   a   controversie   transfrontaliere   permetterebbe   di   ridurre   formalità amministrative e costi. Sono già state adottate, in tal senso, diverse misure pratiche come i procedimenti europei di ingiunzione di pagamento e di composizione delle controversie di modesta entità.

Il PPE invita pertanto le istituzioni dell’UE e le autorità nazionali a raddoppiare i loro sforzi per diffondere la conoscenza e l’uso del procedimento per la composizione delle controversie di modesta entità (in vigore dal 2009 per importi inferiori a 2 000 euro). La Commissione europea dovrebbe inoltre valutare in via prioritaria se tale procedimento possa applicarsi anche a crediti di importo compreso tra 2 000 e 10 000 euro.

c. Procedimento rapido e semplice per il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni giudiziarie transfrontaliere

Nell’ambito di un mercato interno che funzioni correttamente, una decisione in materia civile o commerciale resa da un tribunale in uno Stato membro dell’UE dovrebbe essere rapidamente e semplicemente riconosciuta ed eseguita in tutti gli altri Stati membri dell’UE. Per questo motivo, il PPE chiede da tempo che venga abolita l’obsoleta e costosa procedura di “exequatur” in materia civile e commerciale. In media, un “exequatur” costa a un’azienda o un singolo 2 000 euro per un caso semplice e quasi 13 000 euro per i casi più complessi. L’exequatur comporta inoltre l’incomodo fastidio di altri adempimenti intermedi che a volte possono richiedere anche 12 mesi. Per le istituzioni europee, è giunto il momento di completare la riforma del  regolamento  Bruxelles  I  che  punta  a  semplificare  la  disciplina  giuridica  e  a  ridurre  il  costo  delle transazioni transfrontaliere. Tale riforma consentirebbe di avvicinare il quadro giuridico dell’UE a quello del mercato interno statunitense in cui qualsiasi decisione resa dall’autorità giudiziaria di uno Stato degli Stati Uniti gode automaticamente della piena esecutività (“full faith and credit”) in tutti gli Stati Uniti.

d. Ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari

Nuove norme in materia di recupero transfrontaliero dei crediti consentirebbero alle imprese europee di recuperare il 63% dei crediti transfrontalieri non reclamati. Garantire ai creditori maggiore certezza circa il recupero dei crediti rafforzerà la fiducia nell’operatività del mercato unico europeo, specie in tempi economicamente incerti. Il PPE chiede pertanto alle istituzioni europee di accordarsi rapidamente sulla creazione di un’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari, chiara e semplice, che tuteli gli interessi dei creditori in modo efficace in tutto il mercato interno e preveda al tempo stesso una protezione adeguata per i debitori. L’uso di quest’ordinanza consentirebbe di agevolare, ogni anno, il recupero di ben 600 milioni di euro di crediti commerciali transfrontalieri.

e. Procedura di insolvenza intelligente

L’istituzione di una procedura di insolvenza intelligente, che consenta alle imprese in difficoltà di avere accesso a fondi per mantenere in vita l’attività, anziché essere messe in liquidazione, potrebbe essere essenziale per garantire la tutela e la sopravvivenza di alcune imprese e salvarne l’occupazione. La modernizzazione della normativa UE in materia di insolvenza nel quadro del rafforzamento del mercato interno favorirà l’instaurazione in tutta l’Europa di un regime comune di insolvenza, moderno e orientato alla crescita. Il PPE invita pertanto la Commissione europea a presentare rapidamente proposte volte a semplificare le modalità di riconoscimento transfrontaliero delle procedure di insolvenza; a modernizzare e armonizzare le normative nazionali in materia di insolvenza nel senso di un regime che, pur tutelando adeguatamente gli interessi dei creditori, offra alle imprese legittime una seconda chance realistica; e infine, a stimolare lo spirito imprenditoriale dei cittadini europei.

4. Riformare la normativa UE sulla protezione dei dati per dare impulso al mercato unico digitale

Modernizzare  le  regole  europee in materia di protezione dei dati potrebbe dare un forte impulso allo sviluppo dell’economia digitale nell’insieme del mercato unico dell’UE. Semplificare il quadro normativo adottando un corpus unico di norme ridurrà gli oneri amministrativi per le imprese ed eliminerà gli ostacoli all’accessibilità dei mercati, in particolare per le micro, piccole e imprese. Anziché destreggiarsi con un mosaico di 27 regolamentazioni diverse e, spesso, contraddittorie, che intralciano il percorso delle imprese europee  che  desiderano  operare  oltre  i  confini  nazionali,  una  normativa  moderna  e  uniforme  sulla protezione dei dati consentirà di eliminare gli ostacoli all’ingresso nel mercato e di risparmiare circa 2,3 miliardi di euro all’anno in oneri amministrativi. Contestualmente, un rafforzamento dei diritti della persona può rispondere alle preoccupazioni dei consumatori in materia di protezione dei dati personali quando effettuano acquisti online e contribuire a far crescere la fiducia nei servizi digitali online. Oggi, il 70% dei cittadini europei sono preoccupati per il modo in cui le aziende gestiscono i loro dati personali. Aumentando la fiducia dei consumatori nei servizi online, si favoriscono gli acquisti online e si dà un ulteriore impulso al mercato unico digitale.

Il PPE invita, pertanto, le istituzioni europee ad accelerare la riforma delle norme europee sulla protezione dei dati.

5. Un diritto comune della vendita per stimolare il commercio elettronico transfrontaliero

In questo periodo che vede le aziende adoperarsi per tentare di uscire dalla crisi economica, l’UE dovrebbe puntare ad agevolare le compravendite transfrontaliere nel mercato unico e a ridurne i costi attraverso azioni specifiche orientate soprattutto ad abbattere le barriere agli scambi commerciali. Il PPE, da diversi anni, sostiene la creazione di un diritto comune europeo facoltativo della vendita atto a stimolare gli scambi commerciali e a rafforzare la fiducia dei consumatori negli acquisti transfrontalieri senza interferire con le tradizioni giuridiche nazionali.

Coesistono  attualmente  a  livello  nazionale  una  pluralità  di  regimi  di  diritto  contrattuale  e  di  norme imperative  a  tutela  dei  consumatori.  Gli  operatori che  intendono  sfruttare le  opportunità  del mercato interno devono pertanto adattare i loro contratti ai 27 sistemi giuridici nazionali, e ciò li priva di possibili economie di scala. Oggi, solo il 6% degli acquisti online viene effettuato in un altro paese dell’UE; spesso, del resto, i commercianti non prevedono neppure di vendere e consegnare i loro prodotti negli altri Stati membri a causa della diversità di norme contrattuali in vigore.In tale contesto, il PPE accoglie favorevolmente lo strumento facoltativo proposto finalmente dall’attuale Commissione nel suo progetto di regolamento relativo a un diritto comune europeo della vendita. Uno strumento facoltativo offre infatti il vantaggio di conciliare tre importanti obiettivi politici, tutti di grande rilevanza per il PPE:

– l’obiettivo del mercato unico, in quanto uno strumento facoltativo consentirebbe agli operatori economici di commercializzare i loro prodotti in tutti gli Stati membri sulla base di un comune regime di diritto contrattuale;

– la libertà contrattuale, giacché l’applicazione delle norme dello strumento facoltativo sarebbe sempre a discrezione degli operatori e dei consumatori;

– il principio di sussidiarietà, dal momento che lo strumento facoltativo non interferisce con le diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri, ma lascia impregiudicati i codici civili e le discipline contrattuali nazionali.

L’Europa è alla ricerca di nuove opportunità di crescita. La proposta della Commissione europea s’inquadra pertanto con particolare tempismo in questa dinamica. È stato dimostrato che gli scambi bilaterali tra paesi dove vigono sistemi giuridici di origine comune (quali ad esempio la common law o la tradizione giuridica dei paesi nordici), sono superiori del 40% rispetto ai paesi che non condividono questa comunanza. Un regime comune facoltativo di diritto contrattuale europeo potrebbe quindi produrre analoghi effetti sugli scambi commerciali e sulla crescita in Europa. Oggi, solo il 7% dei consumatori europei fa acquisti online in un altro Stato membro e solo il 9,3% delle imprese esporta all’interno dell’UE. Le imprese che intendono effettuare operazioni transfrontaliere devono fare i conti con ben 26 discipline contrattuali nazionali, e quanto ne consegue in termini di traduzioni e di consulenze legali, pari ad un sovraccosto medio di 10 000 euro per ogni nuovo mercato di esportazione. Ogni anno, i commercianti europei rinunciano a un business transfrontaliero di 26 miliardi solo perché vengono scoraggiati dagli ostacoli posti dal diritto dei contratti. Dobbiamo continuare ad abbattere le barriere che intralciano l’attività delle imprese e ampliare la scelta dei consumatori, a maggior ragione oggi che ci troviamo ad affrontare la duplice sfida della crescita e dell’occupazione.

Il PPE invita pertanto l’insieme delle istituzioni dell’UE a intervenire in tempi brevi e in modo efficace su questa proposta, dedicandosi in particolare a garantire l’usabilità e la trasparenza delle disposizioni del regime facoltativo oltreché la loro intelligibilità e semplicità redazionale onde agevolarne la rapida assimilazione da parte dei professionisti del diritto. Per la prima volta, la Commissione europea non propone di sostituire le vigenti normative nazionali con il diritto   dell’Unione,   bensì   di   consentire   agli   operatori   di  optare per uno strumento armonizzato supplementare che segna pertanto una svolta inedita nel processo legislativo europeo. Questo strumento offre  un’apprezzata  e  gradita opportunità di sviluppare ulteriormente lo spazio giudiziario europeo, chiamato a dare un contributo essenziale alla libera circolazione. Lo strumento proposto gioverà inoltre al funzionamento del mercato interno e allo sviluppo dell’economia digitale, pur rispettando le tradizioni e gli ordinamenti giuridici dei singoli Stati membri e il principio di sussidiarietà. I ministri della Giustizia dell’UE e il Parlamento europeo sono invitati pertanto a lavorare attivamente sul primo strumento facoltativo proposto.

Il PPE ritiene peraltro estremamente utile oltreché interessante che il Consiglio europeo esamini e valuti, entro il luglio 2013, le esperienze concrete di applicazione di questo primo strumento facoltativo. Andrebbe altresì  avviata  una  discussione  più  generale  sul  valore  aggiunto  che  gli  strumenti  facoltativi  possono apportare al processo legislativo comunitario in altri specifici settori ove esiste un chiaro potenziale di crescita come il diritto dei contratti assicurativi.

6. Lottare contro i comportamenti illeciti delle imprese

Le imprese sono sottoposte a un complesso di norme volte a garantirne l’armoniosa ed equilibrata operatività. Il mancato rispetto di queste norme e gli illeciti che ne derivano dovrebbero essere adeguatamente sanzionati onde assicurare un clima di sicurezza e di fiducia favorevole all’imprenditoria e agli investimenti. Le imprese, tuttavia, non dovrebbero vivere sotto la minaccia permanente di disposizioni che, per numero e scarsa chiarezza, potrebbero logorare e inibire il senso del rischio e di fare impresa. Al contempo, dovrebbe essere avviata una riflessione sulla necessità del reciproco riconoscimento dei divieti di esercizio di attività economica pronunciati da un’autorità giudiziaria di un altro Stato dell’UE per evitare che il funzionamento del mercato interno venga alterato e compromesso dalle imprese canaglia.

7. Proteggere il denaro dei contribuenti europei

Il PPE ritiene necessario continuare a riorientare il bilancio comunitario e investire in iniziative di crescita. Per valorizzare al massimo ogni euro del bilancio dell’UE, occorre combattere con la stessa determinazione, in tutti gli Stati membri, le frodi commesse ai danni dell’UE. Occorre pertanto che queste frodi vengano punite in tutti gli Stati membri con sanzioni penali dissuasive di analoga portata. Un migliore coordinamento tra le autorità nazionali e gli organi e le agenzie dell’Unione Europea, in particolare l’OLAF e Eurojust, dovrebbe permettere di rafforzare l’efficacia della lotta comune contro i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea. L’istituzione di una procura europea, conforme alle ambizioni del trattato di Lisbona, garantirà che questi reati vengano effettivamente perseguiti in tutto il continente. Il PPE chiede alla Commissione di dare finalmente attuazione alla relativa disposizione del trattato (articolo 86 TFUE) e istituire, attraverso il rafforzamento di Eurojust, una Procura europea dedicata a questo importante compito. In questi tempi di risanamento dei conti pubblici, è più che mai importante che nessun euro a carico del bilancio UE finisca in mani criminali.

 

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

SICUREZZA PER I CITTADINI DELL’UE

1.Introduzione

La sicurezza dei cittadini dell’UE è una delle maggiori priorità del Partito Popolare Europeo. Non vi è quasi nessun altro tema che delimiti così chiaramente la posizione del PPE rispetto a quella di altri movimenti politici. Secondo l’indagine Eurobarometro di novembre 2011, le sfide principali per la sicurezza europea sono la crisi economica e finanziaria (34%), seguita dal terrorismo (33%) e dal crimine organizzato (21%). Sicurezza e stabilità rivestono dunque la massima importanza per i cittadini europei.

Il PPE mira a proteggere l’integrità fisica, economica, sociale e ambientale (ambientale nel senso più ampio del termine) dei cittadini europei. Per la nostra famiglia politica non c’è libertà senza sicurezza e la sicurezza è un importante prerequisito per la libertà. I cittadini europei possono essere liberi e vivere in pace le loro rispettive vite solo se sono liberi dal timore di attacchi terroristici, di gravi atti di criminalità organizzata inclusi corruzione, reati a sfondo religioso, radicalizzazione ed estremismo, nonché criminalità “in colletto bianco”. In questo contesto, anche i reati minori, specialmente se commessi recidivamente e in numero elevato, possono avere un impatto sostanziale e minare il senso di sicurezza dei cittadini. La sicurezza dei cittadini dell’UE può essere raggiunta solo nel pieno rispetto dei diritti fondamentali, del principio di legittimità e sussidiarietà, e delle regole che disciplinano la privacy e la tutela dei dati.

2. Criminalità organizzata, corruzione, contraffazione e riciclaggio di denaro

Nel quadro della libertà di movimento delle persone, è vitale assicurare un sostegno e una protezione di alto livello alle vittime di reato. In teoria, un cittadino dell’UE che diviene vittima di reato dovrebbe ricevere lo stesso elevato livello di sostegno e protezione indipendentemente da dove, nel territorio dell’Unione, questo succeda. Vi sono anche coloro i quali sono preda di forme particolarmente ciniche di criminalità, come la tratta degli esseri umani, e uno degli obiettivi primari deve essere la lotta senza quartiere contro tale reato. Sono chiamati in causa tutti gli aspetti della giustizia e degli affari interni (GAI): in quanto attività economica illegale, la tratta degli esseri umani è una delle principali fonti di reddito della criminalità organizzata; in quanto offesa alla dignità umana è una grave violazione dei diritti dell’uomo, che l’Unione Europea non può accettare; in quanto attività transfrontaliera, è un’importante area per la cooperazione interna all’UE e di partenariato fra l’UE e paesi terzi. La sua natura e la sua complessità sono tali da richiedere interventi in numerosi settori politici, oltre alla GAI, se si vuole agire in modo efficace. La direttiva del 2011 concernente la tratta degli esseri umani e la strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta degli esseri umani (2012-2016) adottata quest’anno dalla Commissione europea forniscono una buona base di partenza per contrastare il fenomeno.

Inoltre, la protezione e la salvaguardia dei nostri figli e dei diritti dei bambini deve essere una delle preoccupazioni centrali dell’Unione Europea. L’abuso sessuale dei minori e la pedopornografia su Internet sono piaghe sociali e devono essere contrastate con efficacia. In tempi di crisi economica e finanziaria, la prevenzione e la lotta contro le forme gravi di criminalità organizzata, in particolare contro la corruzione e il riciclaggio di denaro, sono una priorità ancora più pressante per  l’UE  poiché,  minando le norme giuridiche,  i  diritti fondamentali  e  la buona  governance, potrebbero  portare  ad  un  uso  improprio  delle  risorse  comunitarie;  danneggiano  il  settore  privato  e distorcono il mercato interno dell’UE. Tutto ciò fa parte delle conclusioni del Consiglio che fissano le priorità UE della lotta contro la criminalità organizzata fra il 2011 e il 2013 (ciclo programmatico dell’UE). La salvaguardia dell’economia lecita e della sicurezza dei cittadini sono dunque fra le priorità del PPE. Ne consegue il nostro forte impegno sul fronte della protezione del rispetto della legge e della cooperazione giudiziaria fra Stati membri e paesi terzi, al fine di individuare strumenti giuridici e operativi comuni per rispondere con efficacia alle attività criminali. Si potrebbe inoltre instaurare maggiore fiducia fra gli Stati membri promuovendo lo scambio di buone pratiche.

Il crimine non dovrebbe essere redditizio. Per questo è importante che gli Stati membri collaborino nella lotta contro la criminalità occulta e organizzata, scoraggiando le attività criminali mediante la loro identificazione. La criminalità che genera criminalità non può essere tollerata e dovrebbe essere ridotta il più possibile. Per di più, il riciclaggio di denaro, le frodi mediante conti bancari e carte di credito e altre modalità di criminalità  finanziaria  organizzata  hanno  un  denominatore  comune:  sono  attività  organizzate  su  scala europea e presentano caratteristiche transnazionali. Siamo pertanto convinti che le risposte si debbano trovare a livello europeo.

La contraffazione e la violazione dei diritti di proprietà intellettuale e la pirateria si stanno diffondendo sempre più, mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini e dei consumatori europei; lo stesso dicasi per la lotta contro la droga, grazie alla quale la criminalità organizzata raccoglie fino a 230 miliardi di euro di profitti ogni anno. Tenuto conto dell’estrema redditività dei crimini legati alle sostanze stupefacenti, che  hanno  serie  conseguenze  e  che  dispongono  di  una  rete  criminale  non  solo  locale  ma  anche internazionale, è della massima importanza concentrare l’attenzione di tutti e guidare le attività nazionali verso l’identificazione dei gruppi e organizzazioni criminali. In questo contesto, le parole chiave sono cooperazione internazionale e interventi comuni. Il PPE è fortemente impegnato presso la commissione speciale del Parlamento Europeo sulla criminalità organizzata,  il  cui compito  è produrre raccomandazioni  per  una  lotta più  efficace  contro  la criminalità organizzata nell’UE. Alcune proposte legislative sono già state portate avanti con successo, com’è il caso della direttiva antiriciclaggio.

Al fine di rafforzare gli strumenti a disposizione dell’UE nella lotta contro la criminalità organizzata, il PPE continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nel sostenere la recente proposta di confisca e recupero dei beni provenienti da attività criminali e sosterrà le proposte fatte dalla Commissione europea nel giugno del 2011 nel quadro del pacchetto anticorruzione. Le azioni sul piano nazionale ed europeo devono estendersi dalla prevenzione del reato all’imposizione della legge poiché per prevenire e contrastare in modo efficace la criminalità organizzata serve un approccio multidisciplinare.

3. Terrorismo

L’Unione Europea è sempre più aperta: persone, idee, tecnologie e risorse possono muoversi liberamente al suo interno, pertanto è indispensabile un’azione europea collettiva per combattere il terrorismo. L’Unione Europea è impegnata nella lotta contro il terrorismo e a fornire la migliore sicurezza e protezione ai suoi cittadini. Grazie alla buona cooperazione fra gli Stati membri dell’UE, potenziata dall’attuazione di documenti strategici quali, per esempio, la strategia antiterrorismo dell’Unione Europea e il relativo piano d’azione, sono già stati sventati diversi attacchi terroristici.

Ciononostante, le attività terroristiche come i tentativi di attacco a voli transatlantici (p. es. olandesi e francesi), gli attacchi e tentativi di attacco a strutture e cittadini statunitensi sul territorio dell’UE che hanno coinvolto cittadini europei (p. es. in Germania), l’uccisione di cittadini europei e non europei dovuta a movimenti islamici violenti (p. es. Francia e Bulgaria), le minacce alla libertà di parola e di espressione (p. es. Danimarca  e  Germania),  il  terrorismo  con  matrici  di  estrema  destra  (p.  es.  in  Germania  ma  anche  in Norvegia) e varie altre attività sono una triste realtà in Europa. Il terrorismo costituisce una seria minaccia alla nostra sicurezza, ai valori delle nostre società democratiche e ai diritti e alla libertà dei cittadini europei. Il terrorismo è pertanto un’attività criminale e ingiustificabile in qualsiasi circostanza.

Lo SWIFT e l’accordo PNR con gli Stati Uniti, l’accordo PNR con l’Australia e i negoziati in corso con il Canada per un accordo PNR, e con gli USA su un accordo quadro per la protezione dei dati, provano l’impegno del PPE  nella  lotta  contro  il  terrorismo  internazionale  e  garantiscono  al  contempo  un  elevato  livello  di protezione dei dati relativi ai cittadini dell’UE. Il  PPE  lavorerà  per  una  direttiva  equilibrata  sull’uso  dei  dati  PNR  nel  quadro  della  prevenzione, individuazione, investigazione e incriminazione dei reati di terrorismo e altri reati gravi. L’UE dovrebbe altresì continuare a dare priorità al lavoro che previene l’emergere del terrorismo.

4. Sicurezza delle frontiere dell’UE e loro gestione

Oggi, 400 milioni di persone vivono nell’area Schengen, che copre 22 Stati membri dell’UE più Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein. Il PPE considera la libertà di viaggiare e la libera circolazione delle persone all’interno dell’UE, previste negli articoli 20 e 21 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e nell’articolo 45 della Carta dei diritti fondamentali  dell’Unione  Europea, si  tratti  di  lavoratori  dipendenti,  autonomi,  studenti  o altri  cittadini dell’UE, uno dei maggiori risultati dell’integrazione europea che è necessario preservare e rafforzare a beneficio dei cittadini dell’UE. I nostri sforzi per la protezione dei cittadini europei non si fermano alla criminalità transfrontaliera. Il PPE è seriamente impegnato in altri aspetti della sicurezza, come la protezione delle frontiere esterne. È stato il PPE a lottare per una migliore governance di Schengen e per l’istituzione, con le conseguenti disposizioni di bilancio, di FRONTEX e altre agenzie europee correlate alla sicurezza. Schengen deve essere basato sulla reciproca fiducia di tutti gli Stati membri e il principio della libera circolazione e della cooperazione per la sicurezza delle frontiere esterne può funzionare solo se tutti gli Stati membri si assumono seriamente le proprie responsabilità. Tenuto conto della complessità dei compiti e delle sfide per gli Stati membri in materia di gestione delle frontiere e di lotta contro la criminalità internazionale, il PPE invita la Commissione europea a presentare proposte urgenti per l’istituzione di un sistema UE di ingressi/uscite (EES) e un programma per viaggiatori registrati (RTP). Considerato che più della metà degli immigrati illegali nell’UE sono persone che si fermano oltre la scadenza del loro permesso, l’attuazione completa del sistema UE di ingressi/uscite, unitamente a un più  efficace  uso  delle  tecnologie  moderne  per  i  controlli  automatizzati  di  frontiera,  costituirebbero importanti misure per migliorare la sicurezza e la salvaguardia dell’Unione Europea e allo stesso tempo garantire controlli frontalieri più rapidi e più confortevoli per i viaggiatori in regola. Tali sistemi dovrebbero altresì tenere conto dell’esperienza, delle pratiche e dei sistemi già applicati nei diversi Stati membri.

In questo contesto, la sicurezza interna dei cittadini è garantita grazie all’esistenza di strumenti specifici che permettono alle autorità di controllare e di far fronte a eventuali minacce all’interno dell’area Schengen. La futura governance di Schengen è una delle nostre massime priorità. Trovare il giusto equilibrio tra un’area senza controlli frontalieri e gli appropriati controlli ed equilibri a livello nazionale e a livello UE rappresenta l’unica via fattibile da percorrere per il successo di Schengen negli anni a venire. Il PPE continuerà a impegnarsi per raggiungere questi obiettivi nel pieno rispetto della sovranità nazionale degli Stati membri. A questo riguardo, intendiamo assicurare che il sistema sia saldamente radicato nel metodo comunitario con tutti i collegamenti del caso con le istituzioni europee. Invitiamo altresì la Commissione europea a esplorare ulteriori opzioni politiche che possano rafforzare l’area Schengen. Il  PPE  chiede  che  gli  attuali  strumenti  di  assistenza  agli  Stati  membri  per  una  migliore  sicurezza  delle frontiere esterne siano significativamente potenziati e auspichiamo per Frontex maggiori capacità operative.

5. Cooperazionee giudiziaria e di polizia: Europol/Eurojust

La cooperazione  di polizia, giudiziaria e doganale  è intesa a garantire un elevato livello di sicurezza ai cittadini dell’UE. Il mandato di arresto europeo è stato uno degli strumenti più efficaci per la lotta contro la criminalità e per il potenziamento della cooperazione giudiziaria. I cittadini europei devono avere la sicurezza che l’efficace smantellamento delle reti criminali sia integrato dal coordinamento di procedure giudiziarie efficienti ed eque. La fiducia reciproca fra le amministrazioni giudiziarie è prioritaria. Gli Stati membri dell’UE non hanno ancora ratificato e  attuato  alcuni degli strumenti per la cooperazione giudiziaria e la cooperazione nel settore dell’applicazione della legge. Il PPE si sta battendo per un ordine europeo di indagine penale che risolverebbe alcune delle attuali difficoltà incontrate per ottenere informazioni e prove nei casi transfrontalieri. Gli accordi di estradizione fra l’UE e paesi terzi e gli accordi di reciproca assistenza giudiziaria evidenziano l’impegno del PPE a favore della lotta globale contro la criminalità organizzata.

Ci siamo sempre battuti per l’attuazione della strategia per la sicurezza interna dell’UE. L’UE deve essere pronta a reagire quando si presentano o evolvono le minacce alla sicurezza. È necessario che organizzazioni dell’UE effettuino valutazioni periodiche dei rischi e delle minacce; per questo il PPE sostiene Europol, Eurojust, Frontex e l’Intelligence Center (IntCen). Queste organizzazioni sono necessarie e il loro operato apporta un valore aggiunto alle autorità preposte all’applicazione della legge e alle autorità giudiziarie. Per  il  PPE,  Europol  è  uno  strumento  importantissimo  nella  lotta  contro  i  reati  gravi  e  la  criminalità organizzata. Per questo siamo decisamente favorevoli al miglioramento dell’efficienza ed efficacia operativa di Europol e, allo stesso tempo, della sua responsabilità. Il PPE ritiene che l’obbligo degli Stati membri di fornire a Europol, in forma proattiva, le informazioni e l’intelligence che rientrano nel mandato di Europol, debba essere rafforzato. Si dovrebbero altresì potenziare le capacità operative di Eurojust sostenendo e rafforzando il coordinamento e la cooperazione fra investigatori di polizia e pubblici ministeri nazionali.

6. Protezione dei dati e sicurezza informatica

a) Riforme delle leggi europee sulla protezione dei dati

Gli sviluppi cui abbiamo assistito negli ultimi 20 anni dimostrano che l’età digitale permea ormai l’economia, le strategie di sicurezza, le comunicazioni, le responsabilità degli Stati e tutti gli aspetti della vita quotidiana. Ovunque ci troviamo, la tecnologia ci permette di creare, immagazzinare e inviare serie di dati. È impossibile per le persone muoversi senza lasciare tracce digitali. Il PPE continua a considerare Internet come il mezzo di comunicazione del futuro, data la sua rapidità, flessibilità, vastità, economicità e il suo insito carattere internazionale. Pur offrendo opportunità immense, questi sviluppi pongono problemi in termini di protezione dei diritti umani fondamentali e più in particolare il diritto alla privacy e la tutela dei dati personali. Il PPE è fermamente convinto che la privacy è un diritto umano fondamentale e non alienabile per gli esseri umani che hanno bisogno di una sfera privata intima per il proprio sviluppo personale.

Crediamo altresì che un pacchetto di moderne leggi europee per la protezione dei dati possa stimolare enormemente lo sviluppo dell’economia digitale in tutto il mercato unico. Semplificando l’ambiente giuridico mediante un unico pacchetto di regole si potranno ridurre oneri amministrativi per le imprese e rimuovere ostacoli all’ingresso sul mercato. Anziché dover fare i conti con un coacervo di 27 regolamenti differenti e spesso contraddittori, una legislazione per la protezione dei dati moderna e uniforme rimuoverà gli ostacoli all’ingresso sul mercato e comporterà risparmi di circa 2,3 miliardi di euro all’anno in requisiti amministrativi. Al contempo, una serie rafforzata di diritti del cittadino può rispondere alle preoccupazioni dei consumatori in merito alla tutela dei dati personali nel quadro degli acquisti online, aumentando la loro fiducia nell’acquisto di prodotti in ambiente digitale. Oggi, il 70% dei cittadini europei si preoccupa per il modo in cui le aziende trattano i dati personali. Una maggiore fiducia dei consumatori stimolerà gli acquisti online e sarà un ulteriore stimolo al mercato unico digitale.

Il PPE invita pertanto le istituzioni dell’UE a far sì che la riforma della normativa europea sulla protezione dei dati personali, mediante l’introduzione di un regolamento europeo, sia tempestiva e concepito in modo più favorevole alle PMI.

b) Sicurezza informatica

In un mondo sempre più interconnesso, lo Stato, le infrastrutture informatiche critiche, le imprese e i cittadini dipendono dal funzionamento affidabile delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e di Internet. Gli attacchi su vasta scala contro i sistemi informatici e le varie altre forme di criminalità informatica, come la crescente vulnerabilità dell’industria, delle infrastrutture critiche, dello Stato e della società,  l’escalation  verso  attacchi  informatici  più  sofisticati  e  l’uso  del  cyberspazio  da  parte  di organizzazioni criminali, cyber spie e terroristi, o a fini potenzialmente militari, il furto d’identità online o gli abusi sui minori online, sono soggetti a rapidi sviluppi tecnologici. Le risposte devono essere altrettanto innovative e flessibili, dal sostegno alle investigazioni informatiche transfrontaliere alla formazione del personale di polizia alle misure di legge. La disponibilità del cyberspazio e l’integrità, l’autenticità e la riservatezza dei dati nel cyberspazio sono divenuti aspetti essenziali del XXI secolo. Garantire la sicurezza informatica è diventata così una sfida centrale per lo Stato, per le imprese e per la società sul piano nazionale e internazionale.

Il PPE è del parere che la solidità dei network e una maggiore sicurezza informatica dipendano da adeguati livelli tanto di preparazione quanto di prevenzione. A questo proposito siamo fermamente convinti che la cooperazione e lo scambio di competenze fra gli Stati membri e fra i settori pubblico e privato, nonché l’educazione del grande pubblico ai potenziali problemi del cyberspazio, possano contribuire significativamente alla sicurezza informatica. Auspichiamo pertanto una strategia informatica europea completa, che preveda interventi normativi e non normativi e coinvolga non solo i cittadini, le imprese e le autorità nazionali ma anche soggetti vitali a livello dell’Unione Europea, come l’ENISA e il Centro europeo per la lotta contro la criminalità informatica.La sicurezza informatica e la criminalità informatica sono due esempi che illustrano l’interconnessione fra la sicurezza interna e la dimensione esterna dell’Unione Europea. È dunque necessario integrare maggiormente la dimensione esterna delle politiche UE in materia di libertà, sicurezza e giustizia nelle politiche europee in materia di giustizia e affari interni.

7. Conclusione

Sicurezza e libertà procedono di pari passo, anzi sono requisiti l’una dell’altra. In ogni singolo dossier relativo alla sicurezza, il PPE trova il giusto equilibrio tra l’obiettivo di difendere la libertà e le misure necessarie per conseguire tale obiettivo. Obiettivo al quale contribuirà anche il futuro Fondo Sicurezza Interna. Il PPE guarda anche al futuro: pur rispettando il principio di sussidiarietà, il PPE riconosce che sono necessari altri passi sul piano europeo per migliorare ulteriormente la sicurezza dei cittadini dell’UE. In quest’ottica, il PPE non ritiene impensabile una discussione sui possibili aspetti di un’armonizzazione minima delle legislazioni penali nel quadro del Trattato.  A tale riguardo, il Partito Popolare Europeo è la forza trainante in materia di salvaguardia della sicurezza dei cittadini europei.

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

Libertà di religione nel mondo attuale

Il Partito Popolare Europeo,

– riconoscendo l’importanza della libertà di pensiero, di coscienza, di fede e di religione;

– rammentando che l’Europa ha appreso il valore di tale libertà nel modo più doloroso; che milioni di vite umane sono andate perdute in conflitti provocati dall’intolleranza religiosa;

– notando che la grave esperienza storica del nazismo e del comunismo ha dimostrato a tutto il mondo che la libertà di coscienza, di fede e di religione è inseparabile dalla dignità umana, e costituisce l’autentico fondamento della democrazia;

– riconoscendo la fragilità della libertà di religione;

– ribadendo il suo impegno e la sua leadership nella lotta globale per la libertà religiosa; che non vi è motivo che possa giustificare l’uccisione, la tortura o qualsiasi tipo di persecuzione di persone innocenti; e che non vi è alcun motivo che possa giustificare il nostro tacito consenso.

  1. Condanna risolutamente tutti gli atti di violenza che nascono dall’intolleranza religiosa verso membri di altre comunità religiose.
  2. Ribadisce per l’ennesima volta che la libertà di pensiero, di coscienza, di fede e di religione è un diritto umano fondamentale; nota che le violazioni del diritto alla libertà religiosa sono quasi invariabilmente accompagnate dalla violazione di altri diritti e libertà fondamentali dell’uomo.
  3. Esprime preoccupazione per la sicurezza dei cristiani in diversi paesi, specialmente considerato che la loro sicurezza si è fatta più precaria negli ultimi anni.
  4. Percepisce come un grave monito il graduale esodo dei cristiani da diversi paesi, specialmente del Medio Oriente; esorta i governi a prendere tutte le misure necessarie a proteggere queste persone e famiglie dalla violenza e a contribuire a un’atmosfera di tolleranz
  5. Riconosce che i problemi di intolleranza e discriminazione religiosa non esistono solo al di fuori dell’Europ Negli ultimi anni vi è stato un crescente numero di vari tipi di atti inaccettabili come la messa in ridicolo e l’oscenità collegati a simboli cristiani e persone sacre, insegnanti e genitori che si sono trovati nei guai per essere in disaccordo con etiche sessuali definite dallo Stato, atti di vandalismo – in particolare contro luoghi di culto e cimiteri, insulti, diffamazioni e stereotipizzazioni negative; e, nonostante l’obiezione di coscienza sia un principio accettato che trova le sue radici nella Carta  europea  dei  diritti  fondamentali,  vi  sono  tendenze  anche  nella  vita  quotidiana  a trascurare o anche ricusare tale principio.
  6. Nota che l’uguaglianza di fronte alla legge fra la religione dominante, i culti minori e le associazioni di non credenti rimane problematica in molti paesi del mondo.
  7. Esprime la sua ferma convinzione che la libertà di pensiero, di coscienza, di fede e di religione è garantita al meglio in presenza di necessari limiti costituzionali che garantiscano la tolleranza e il reciproco rispetto fra tutti i gruppi religiosi; sottolinea peraltro che tali limiti richiedono un governo democratico e una chiara separazione dei pote
  8. Sottolinea l’importanza del dialogo politico nella promozione della libertà religiosa e della libertà di coscienza come diritti umani fondamentali; ricorda che tale dialogo deve portare a risultati concreti tenendo presente che un mondo in cui prevale uno spirito di dialogo sarà un mondo più sicuro e più umano.
  9. Invita il Consiglio, la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la  politica  di  sicurezza/Vicepresidente  della  Commissione  europea  a  monitorare  da  vicino  la questione della libertà di religione e la situazione delle comunità religiose, incluse quelle cristiane.
  10. Invita i rappresentanti dell’Unione Europea, i rappresentanti politici degli Stati membri dell’Unione

Europea e degli altri Stati democratici del mondo, nonché i rappresentanti delle regioni e delle comunità locali, a sollevare la questione della libertà religiosa nei loro contatti bilaterali ogni qual volta ciò sia rilevante.

  1. Invita l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione europea ad adottare misure contro gli Stati che scientemente non tutelano le vite e i diritti delle comunità religiose.
  2. Insiste affinché, di regola, sia negato l’accesso preferenziale ai mercati europei ai paesi incapaci di tutelare le loro minoranze religiose dalla violenza e dalla persecuzione.
  1. Invita la Commissione a garantire che le ONG che lottano per la libertà di religione e di coscienza nei paesi dove queste sono in pericolo ricevano il necessario sostegno finanziario e politico dall’Unione Europe

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

Il mercato unico europeo: fare dell’Europa il leader dell’economia mondiale

Introduzione

L’Unione Europea si trova oggi in un momento decisivo della sua storia. L’incontrastata leadership economica e politica, che vide l’Europa e le società occidentali nel ruolo di prima potenza mondiale creare idee, innovazioni, crescita economica e prosperità, è ora in fase di stallo. Mentre altre economie emergenti conoscono ritmi di crescita senza precedenti, l’Unione Europea vede diminuire la propria crescita economica e lievitare in modo eccessivo l’onere del debito. Le prospettive per l’economia europea si erano già offuscate nel corso degli ultimi anni e la recente crisi ha avuto ripercussioni in tutti i settori della nostra società, con conseguenti  perdite di benessere e di posti di lavoro. La visione insita nella strategia di Lisbona che mirava a fare dell’UE “l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo” entro il 2010, non ha mantenuto la sua promessa.

Tuttavia, l’Unione Europea è ancora, di fatto, la più grande economia del mondo e possiede risorse economiche uniche e preziose. Come tale, l’UE fruisce delle maggiori opportunità ma si trova anche a dover affrontare le sfide  più grandi.  L’Europa,  in questo  nuovo  scenario  mondiale,  ha tutte  le ragioni  per essere  ottimista,  ma occorre volontà di cambiare, di riformare e di innovare. Non si potrà uscire dalla crisi senza risanare i conti pubblici e non ci saranno risanamenti dei conti pubblici senza riforme a sostegno della crescita. Gli Stati membri che sono intervenuti tempestivamente  e drasticamente per riformare e rimodulare la spesa pubblica hanno registrato  una crescita economica  nel corso degli ultimi due anni. È giunto il momento di avviare profonde riforme strutturali che permetteranno  di creare nuovi posti di lavoro e una crescita sostenibile. Al centro di questi sforzi, occorre una riforma complessiva del mercato unico. Esortiamo pertanto gli Stati membri a dare prova della loro volontà politica e ad attuare, in priorità, le decisioni adottate fin qui a livello europeo. Le riforme strutturali dovrebbero essere elaborate e attuate in stretta collaborazione con le parti sociali, ai vari livelli interessati, in particolare settoriale e aziendale.

Con un settore dei servizi che contribuisce per oltre il 70% al PIL dell’UE, è giunto il momento di raccogliere la sfida e fare un salto di qualità nella lotta contro gli ostacoli amministrativi e la mancata applicazione del diritto comunitario, in particolare per quanto riguarda la direttiva sui servizi. Come per l’Atto unico europeo nel 1986, che ha aperto la strada a un mercato unico più accessibile con meno regole e meno oneri amministrativi, serve oggi un forte impegno politico per realizzare le riforme concrete che consentano di attuare l’effettiva libertà di circolazione   delle   merci,   delle   persone,   dei   servizi   e   dei   capitali   in   Europa.   Chiediamo   inoltre   una regolamentazione   responsabile   dei  mercati   finanziari.   Occorre  d’altronde   rafforzare   le  nostre  banche  e scoraggiare  i comportamenti  irresponsabili  per far sì che i contribuenti  non si trovino poi a dover aiutare le banche in difficoltà. Serve altresì un quadro giuridico europeo e mondiale per l’economia sociale di mercato. Se vogliamo sfruttare appieno le possibilità del mercato unico, dobbiamo informare meglio i cittadini sulle opportunità che ne derivano, appellandoci al loro ruolo di consumatori. Solo cittadini meglio informati potranno contribuire all’attuazione di un mercato unico pienamente funzionante.

Riconosciamo pertanto la necessità di porre rapidamente in atto, in collaborazione con i governi nazionali e le istituzioni internazionali competenti, le seguenti misure:

Applicazione della normativa sul mercato unico

Stando alle stime, i vantaggi economici indotti dall’attuazione della direttiva sui servizi oscillerebbero tra 102 e 322 miliardi di euro, vale a dire un potenziale di crescita compreso tra lo 0,8 e il 2,6% del PIL. Le potenzialità esistenti  in questo  e in altri  settori  del  mercato  unico  sono  comunque  sostanzialmente  inutilizzate  perché, nonostante   la  solidità  intrinseca  dell’acquis  del  mercato  unico,  la  sua  attuazione   resta  insoddisfacente. Opportune  azioni  dovrebbero  pertanto  essere  prese  in  questo  senso  a  livello  sia  europeo  che  nazionale. Invitiamo pertanto gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per recepire e attuare integralmente,  in modo tempestivo  e ambizioso,  la normativa  comunitaria  sul mercato  unico.  L’azione  concreta  in questo  campo  è inoltre di fondamentale importanza per la credibilità del funzionamento dell’Unione. In sede di recepimento delle direttive, gli Stati membri dovrebbero procedere in modo omogeneo e adottare, nello stesso tempo e in un solo pacchetto, tutte le nuove disposizioni onde garantire l’effettiva coerenza con la soluzione  adottata  a livello  europeo.  Gli  Stati  membri  dovrebbero  peraltro  accettare  di  elaborare  e fornire opportune tavole di concordanza per conferire maggiore trasparenza a questo processo volto a garantire l’applicazione del diritto comunitario.

Occorre migliorare e snellire, a livello europeo, la normativa comunitaria. Ove opportuno, ma soprattutto ove non sia necessario conferire ulteriore discrezionalità  agli Stati membri in sede di attuazione, la Commissione dovrebbe  preferire,  per disciplinare  il mercato  unico,  lo strumento  giuridico  del regolamento  a quello  della direttiva. I regolamenti, infatti, offrono palesi vantaggi in termini di efficienza ed efficacia e creano condizioni di concorrenza  uniformi per i cittadini e le imprese lasciando anche maggiore spazio all’iniziativa dei privati per l’applicazione delle norme comunitarie (private enforcement).

La Commissione deve essere più rigorosa nel garantire l’attuazione e l’applicazione di tutte le norme adottate negli Stati membri.  Le procedure  di infrazione  attuali sono troppo lunghe.  La Commissione  deve disporre  di “procedure di infrazione accelerate” per fare applicare l’acquis del mercato unico. Sosteniamo e incoraggiamo la Commissione  europea  a fare uso, con determinazione,  dei propri  poteri  e a sfruttare  nella massima  misura possibile tutti i meccanismi sanzionatori a sua disposizione. Occorre peraltro una rete di funzionari, responsabili dell’attuazione di ogni nuova normativa europea e coordinati dalla Commissione, al fine di migliorare la qualità dell’attuazione e garantire la piena applicazione   in tutti gli Stati membri del regolamento IMI (sistema di informazione  del mercato interno). La Commissione  dovrebbe inoltre estendere  l’applicazione  di meccanismi innovativi, quali la procedura di valutazione reciproca prevista dalla direttiva sui servizi, ad altri settori al fine di garantire una migliore applicazione del diritto comunitario.

Le istituzioni  dovrebbero  accordarsi  su un calendario  vincolante  e sulle misure concrete  necessarie  per dare attuazione alla legislazione  relativa al mercato unico. Siamo inoltre compiaciuti del fatto che la Commissione abbia  ottemperato  all’obbligo  previsto  dalla  direttiva  sui  servizi  di  riferire  sugli  sforzi  compiuti  per  aprire  i mercati dei servizi. Attendiamo da parte sua delle raccomandazioni in merito alle misure aggiuntive da porre in atto per perfezionare il mercato unico nel settore dei servizi.

Occorre un nuovo e forte impulso per fare della libera circolazione una realtà

Dare piena attuazione alle norme già concordate è un primo passo fondamentale, ma non basta. L’ambizione dell’Europa di trasformarsi in un’economia della conoscenza di primo piano è, oggi, gravemente compromessa dalla frammentazione  del mercato dei servizi e dalla scarsa ambizione degli Stati membri a darvi attuazione. Il potenziale  del  mercato  unico  dell’Unione  Europea  può  essere  realizzato  solo  se  la  libera  circolazione  è incoraggiata in tutti i settori e attività. Esortiamo pertanto la Commissione e gli Stati membri a rimuovere ogni ostacolo alla libera circolazione delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone.

Il riesame delle misure previste dalla direttiva sui servizi dovrebbe essere improntato  a principi generali  che puntino   a  massimizzarne   l’impatto   sulla   crescita   economica,   a  eliminare   le   strozzature,   ad   assicurare l’applicazione delle norme già adottate e a ridurre i costi per le PMI. La frammentazione del sistema comune dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) dell’UE in 27 sistemi nazionali di IVA è considerata uno dei principali ostacoli allo sviluppo di scambi intracomunitari efficienti, impedendo così ai cittadini di beneficiare dei vantaggi di un autentico mercato unico. La diversità dei sistemi di riscossione dell’IVA   costituisce   un   ostacolo   all’e-commerce   transfrontaliero   e   intralcia,   pertanto,   altre   importanti realizzazioni, tra cui anche quella del mercato unico digitale. Le entrate dell’IVA dovrebbero essere riscosse a livello nazionale tenendo a mente che le aliquote IVA fissate dagli Stati membri sono un importante strumento delle politiche di bilancio.

In tale prospettiva, andrebbero pertanto considerate le seguenti misure:

  • Creazione da parte degli Stati membri di un’efficiente rete di sportelli unici destinati a ridurre la mole di formalità burocratiche a carico delle imprese.
  • Introduzione di un modello di fattura europea linguisticamente neutro.
  • Sviluppo, con la partecipazione  attiva degli  Stati membri,  di un portale Internet  dedicato  all’IVA che garantisca alle imprese un accesso semplice a informazioni precise e affidabili sulla normativa dell’IVA in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

Libera circolazione delle persone

Il  diritto  dei  cittadini  di  spostarsi  e risiedere  liberamente  in un  altro  Stato  membro  dovrebbe  essere  il più semplice  possibile.  La creazione  di una tessera  professionale  europea  favorirebbe  al riguardo  una maggiore mobilità. Dobbiamo agire insieme per promuovere  mercati del lavoro che funzionino in modo adeguato e che offrano opportunità di lavoro e, soprattutto, promuovere una maggiore partecipazione al mercato del lavoro dei giovani, degli anziani, delle donne, degli immigrati e dei loro figli, così come delle persone con disabilità. Occorre incoraggiare la mobilità del lavoro per creare un mercato europeo del lavoro più integrato e più aperto e invitare gli Stati membri ad aprire alla concorrenza le professioni protette sia all’interno di uno stesso paese sia rispetto a professionisti/lavoratori  provenienti  da altri  Stati  membri.  I lavoratori  che si trasferiscono  in un altro paese dell’UE devono essere in grado di trasferire facilmente i diritti pensionistici acquisiti in un altro Stato membro dell’Unione Europea.

Un sistema semplice ed efficace di riconoscimento delle qualifiche professionali è indispensabile per sostenere la mobilità dei lavoratori in tutta l’Europa. Pertanto, accogliamo favorevolmente  il processo di revisione della direttiva  sulle qualifiche  professionali  avviato dalla Commissione  e invitiamo tutte le istituzioni  a concludere quanto prima i relativi  negoziati  al fine di ridurre le disparità e gli ostacoli  che sussistono  in questo campo. Tuttavia, la Commissione dovrebbe andare oltre e fare uso della nuova norma del TFUE in materia di istruzione, che consente all’UE di intervenire per favorire la creazione di un sistema di riconoscimento a livello europeo dei diplomi accademici e rafforzare il sostegno al processo di Bologna.

Ridurre la burocrazia

Le regole  vanno  semplificate:  le  PMI  devono  poter  commercializzare  liberamente  i  loro  prodotti  e  servizi nell’ambito  del mercato unico dell’Unione  e beneficiare  in tal modo di reali opportunità  di crescita. Un altro aspetto  importante  che  occorre  rafforzare  è  la  trasparenza  e  la  semplificazione  amministrativa,  anche  in relazione alla libertà di stabilimento, in quanto offre nuove opportunità per le PMI.

Dobbiamo agire in maniera decisa al fine di migliorare le opportunità di investimento per le start-up innovative, le  società  a  crescita  rapida  (le  cosiddette  “gazzelle”)  e la  piccola  impresa. Dobbiamo  mettere  le  PMI  nelle condizioni di operare in tutta l’Europa facendo leva sul riconoscimento reciproco, la riduzione della burocrazia, la creazione  di uno sportello unico per l’IVA, e migliorando  l’accesso ai finanziamenti  per le piccole e medie imprese. In particolare a tutela delle PMI, occorre un piano di parità nel garantire l’effettiva attuazione delle normative europee in tutti gli Stati membri.

Il PPE si è impegnato in prima linea per consentire all’UE di raggiungere il suo obiettivo di ridurre la burocrazia del 25% entro il 2012. Chiediamo ora che venga fissato, sulla base di indicazioni chiare, un nuovo e ambizioso obiettivo per ridurre di un ulteriore 25% l’onere burocratico all’orizzonte 2015. Dovremmo, a tal fine, accordarci su obiettivi settoriali, in modo da sfruttare appieno l’ingente potenziale di risparmio conseguibile attraverso la riduzione degli oneri amministrativi, stimato in circa 40 miliardi di euro.

Il mercato unico digitale

Lo sviluppo di un mercato unico digitale in Europa è di primaria importanza. Può essere infatti un motore per la competitività e la crescita economica, con posti di lavoro altamente qualificati. L’economia digitale si sta espandendo rapidamente, ma il livello degli scambi transfrontalieri rimane basso e la creatività è soffocata da un coacervo complesso e disomogeneo di regimi nazionali in materia di diritto d’autore e di copyright. L’economia digitale, nell’abbattere le barriere che intralciano le imprese e gli imprenditori europei, può contribuire significativamente alla realizzazione di un mercato unico competitivo.

L’Internet  economy  è  un  importante  fattore  di  crescita  economica.  Dobbiamo  accelerare  l’adozione  e  la diffusione  della  banda larga  ad alta velocità  e creare  le condizioni  favorevoli  allo sviluppo  in Europa  di una fiorente economia di servizi basati sul cloud. Occorre agire a livello dell’Unione per dare alle aziende e ai consumatori gli strumenti e la fiducia necessaria per realizzare scambi online mediante una semplificazione del sistema di concessione delle licenze, l’elaborazione di un efficace quadro di riferimento per il copyright, l’instaurazione di un regime paneuropeo di concessione delle frequenze e la disponibilità di un sistema sicuro e accessibile di pagamenti transfrontalieri online. Esortiamo gli Stati  membri  a  chiudere  rapidamente  le  trattative  in  corso  sul  brevetto  europeo,  come  quelle  relative  al brevetto della Comunità Europea. L’infrastruttura digitale, nella misura in cui riallaccia l’agenda digitale allo sviluppo del commercio elettronico e di nuovi servizi, quali l’e-health, l’e-trade, l’e-banking  e l’e-learning,  può svolgere un ruolo fondamentale  nel liberare le potenzialità del mercato unico. Nonostante i progressi significativi compiuti a tutela della libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione, alcune   direttive   violano   ancora   il   principio   della   libertà  di  circolazione  delle  merci e del reciproco riconoscimento. Chiediamo pertanto una normativa unificata e responsabile sui prodotti, che contempli tutti i prodotti, inclusi quelli del tabacco.

Il settore energetico

Dobbiamo mantenere il nostro impegno di costituire, entro il 2014, un mercato interno autentico, efficace ed efficiente nel settore dell’energia. Tutti gli Stati membri dovrebbero in tale prospettiva attuare il terzo pacchetto sull’energia  (Third Energy Package) in maniera completa,  rapida e tenendo conto delle scadenze concordate. Andrebbe migliorata l’interconnessione energetica per contribuire a sostenere la sicurezza degli approvvigionamenti.  È anche necessario agire con urgenza per eliminare le barriere di pianificazione  o di tipo normativo che osteggiano gli investimenti nelle infrastrutture onde liberare le potenzialità del mercato unico e promuovere  attivamente la crescita sostenibile.  Siamo impazienti di leggere l’imminente  comunicazione  della Commissione sul funzionamento del mercato unico, che dovrebbe contenere una valutazione del grado di liberalizzazione e di apertura del mercato dell’energia negli Stati membri. Il completamento del mercato unico dell’energia dovrebbe andare di pari passo con l’applicazione integrale del terzo pacchetto sull’energia e delle norme del diritto comunitario  della concorrenza  a tutte le imprese straniere  e alle loro controllate  operanti nell’Unione  Europea, contribuendo  in tal modo alla sicurezza energetica dell’UE. Gli Stati membri dell’Unione sono  sulla  strada  giusta  per  raggiungere  i  loro  obiettivi  in  materia  di  energie  rinnovabili.  Tale  evoluzione, tuttavia,  deve essere sostenuta  da una pianificazione  veramente  europea delle infrastrutture  energetiche,  in particolare per quanto riguarda gli impianti di rete e di stoccaggio, nonché per l’approvvigionamento  di gas e i relativi “corridoi”  (che svolgeranno  un ruolo ancora più importante  come fonti integrative  di bilanciamento). Molti  dei  paesi  più vicini  all’Unione  hanno  le capacità  tecniche  e funzionali  necessarie  per fornire  alla rete europea  energia  a  basse  emissioni  di  carbonio.  Andrebbe  promosso  in  tal  senso  uno  sforzo  comune  per consentire il trasferimento efficiente di energia elettrica tra questi vicini e gli Stati membri.

Lo spazio europeo della ricerca (SER)

Dobbiamo raddoppiare il nostro impegno nei confronti dell’innovazione e a tal fine dare vita allo spazio europeo della ricerca, creare il migliore ambiente possibile affinché imprenditori e creatori di innovazioni possano commercializzare  le loro idee e creare occupazione, e mettere l’innovazione  indotta dalla domanda al centro della strategia  di R&S dell’Europa.  La piena operatività  dello spazio europeo  della ricerca  è subordinata  alla mobilità delle persone e delle idee. Occorre rafforzare i programmi che promuovono la mobilità accademica e migliorare l’infrastruttura di ricerca europea. Le politiche a favore dell’innovazione  non devono essere pensate esclusivamente  per le aziende esistenti, ma devono sostenere anche le “imprese in gestazione”.  Il potenziale di crescita economica in Europa può essere pienamente realizzato solo se i nuovi operatori sono in grado di competere ad armi pari.

Riforme strutturali in tutti gli Stati membri

Per creare occupazione e garantire la sostenibilità dei nostri regimi di previdenza sociale si rendono necessarie opportune  riforme strutturali.  Queste riforme strutturali  possono  ristabilire la credibilità  dei conti pubblici e porre  le  basi  per  la crescita  e  l’occupazione.  Nel  breve  periodo,  occorre  ridurre  il  tasso  di  disoccupazione femminile e, pertanto, sviluppare adeguate strutture sociali come i servizi di puericultura e le scuole elementari. Le riforme a medio e lungo termine devono puntare invece a garantire che le retribuzioni non aumentino più della produttività.

Conclusione

Garantire la libera circolazione di persone, capitali, prodotti e servizi in tutta l’Europa è la riforma più importante per stimolare la crescita economica senza gravare ulteriormente sul debito pubblico. Occorre agire con urgenza, sia  a  livello  nazionale  che  europeo,  per  rimuovere  le  restrizioni  che  ostacolano  l’accessibilità  e  la  libera concorrenza. La riforma del mercato interno dell’UE è, insieme al tempestivo ed efficiente risanamento dei conti pubblici, il modo migliore per l’Europa di accrescere la competitività, rilanciare la crescita e ridurre sensibilmente la disoccupazione.

Risoluzione adottata dal Congresso del PPE, Bucarest 17-18 ottobre 2012

La politica di coesione dell’UE: migliorare la competitività e realizzare la convergenza in Europa

La politica di coesione, quale componente ineludibile del progetto europeo, ha contribuito a migliorare la competitività e a portare convergenza e sviluppo nei singoli Stati membri e nell’insieme dell’Unione. L’Unione Europea è nota in tutto il mondo per il suo elevato livello di sviluppo economico, sociale e culturale e per la sua qualità di vita. Sotto questo profilo, l’UE è stata per la gente al di fuori dell’Europa il punto di riferimento, lo standard-setter, e proprio questi standard elevati rendono la nostra Unione così attraente per i cittadini extraeuropei. In questi tempi di grave recessione economica e di intensa concorrenza mondiale, che richiedono riforme  coraggiose  e forte volontà politica, la domanda  che si pone è come preservare  e diffondere  questa qualità di vita al maggior numero possibile di cittadini europei.

La politica di coesione  dell’UE  è in sostanza  una politica di investimento  e sviluppo.  Come tale, stimola la crescita e gli incrementi di competitività e contribuisce pertanto, attraverso la convergenza economica, a ridurre le  disparità  economiche,  sociali  e  regionali  in  Europa.  Lo  sviluppo  delle  capacità  deve  rimanere  uno  degli obiettivi centrali dei fondi strutturali dell’UE. L’UE potrà essere competitiva di fronte alla crescente concorrenza mondiale e superare la crisi attuale, solo se riuscirà a sfruttare il potenziale di sviluppo di tutte le sue regioni, zone urbane e città, dando una risposta regionale e flessibile alle sfide e strozzature individuate dalla strategia Europa 2020. Riteniamo che, sul lungo periodo, la coesione territoriale derivi dall’aumento di competitività e dallo sviluppo sostenibile.  Chiediamo  la responsabilizzazione  di  tutti  i  soggetti  territoriali  d’Europa  ai  fini  della  loro  attiva partecipazione al mercato unico e sforzi comuni per investire nel futuro. Il finanziamento pubblico inteso come strumento di investimento può solo aiutare a creare alcuni presupposti per la crescita. Ribadiamo che l’apertura delle frontiere, la concorrenza,  i mercati dinamici, le infrastrutture  moderne, la banda larga e la ricerca sono fattori cruciali  per la competitività  e lo sviluppo.  Chiediamo  pertanto  che la politica di coesione  si concentri soprattutto  sulle regioni  con maggiore  ritardo  e punti a facilitare,  ove necessario,  i cambiamenti  strutturali. Riconosciamo l’effetto leva della politica di coesione e la sua capacità di attrarre investimenti pubblici e privati.

I fondi  europei,  seppure  finalizzati  a  obiettivi  europei,  conferiscono  un  valore  aggiunto  a  livello  nazionale, regionale   e  locale.  La  politica   di  coesione   ha  anche  un  impatto   su  coloro che contribuiscono al suo finanziamento. L’UE e gli Stati membri devono garantire agli enti regionali e locali un adeguato livello di coinvolgimento e di partecipazione. Infatti, questi soggetti sono, unitamente ai governi centrali, tra i principali cofinanziatori e cogestori dei programmi dei Fondi strutturali. Il PPE ritiene pertanto che la realizzazione degli obiettivi  europei  debba  essere basata su una logica decentrata e improntata ai principi della  governance multilivello e della gestione condivisa, e a criteri  di promozione  della  crescita, che costituiscono peraltro le principali  linee di forza della politica di coesione.  La governance multilivello  segna un notevole progresso  sia nell’attuazione del principio di sussidiarietà sia come riconoscimento dell’importanza delle autorità regionali. Il principio di partenariato e il senso di appartenenza degli attori coinvolti devono essere ulteriormente rafforzati con l’introduzione in ogni Stato membro di patti territoriali e regionali tesi ad accrescere il ruolo delle regioni e delle città.

La politica di coesione europea deve restare incentrata sulla coesione territoriale. Va ricordato in merito che il trattato di Lisbona ha aggiunto agli obiettivi della coesione economica e sociale quello della coesione territoriale. Tale  obiettivo  è parte integrante  e indissociabile  dalle sfide  della coesione  economica  e sociale  e dovrebbe rafforzare il valore aggiunto europeo (?) della politica di coesione.  La coesione  territoriale  si esplica anche a livello   sub-regionale,   in   particolare   nelle   zone   urbane   (quartieri   disagiati,   aree   di   espansione   urbana incontrollata), anche nell’ambito di regioni reputate ricche. Pur rilevando che le disparità tra regioni sono tendenzialmente  diminuite,  sussistono  ancora  notevoli  squilibri  che vanno addirittura  aggravandosi  in alcuni Stati membri  a causa della crisi economica  e finanziaria.  La politica di coesione  deve continuare  a mirare al riequilibrio  delle disparità  e perseguire  uno sviluppo  armonioso  e sostenibile  in tutte le regioni  dell’Unione, indipendentemente dallo Stato membro di appartenenza.

È  di  fondamentale  importanza  che  la  politica  di  coesione  incoraggi  e  sostenga  una  crescita  economica sostenibile.  I principali  programmi  comunitari  di finanziamento  per l’innovazione  (Orizzonte  2020) devono evolversi di pari passo con la politica di coesione. La priorità alla coesione e l’orientamento ai risultati sono una necessità, tanto più palese in tempi di crisi, che si evidenzia nella più stretta organicità proposta tra politica,  riforme  nazionali  e  programmi  di  sviluppo  degli  Stati  membri  dell’Unione  europea.  La  politica  di coesione, con il suo approccio multifondo, deve essere decisamente orientata alla crescita e alla competitività, ma anche collegata in modo appropriato e con la debita flessibilità, al programma Orizzonte 2020 in coerenza con il concetto di “scala di eccellenza”. In questo contesto, occorre integrare le sinergie tra il programma quadro dell’UE per la ricerca e sviluppo (Orizzonte 2020) e il finanziamento della coesione. Le attuali proposte di investimento in progetti transeuropei di infrastruttura in materia di trasporti, energia e Internet (nel quadro del “meccanismo per collegare l’Europa”) dovrebbero essere compatibili con i fondi della politica di coesione onde garantire l’interconnessione  ottimale dei diversi tipi di infrastrutture  in tutta l’UE a livello locale, regionale e nazionale. Il PPE sostiene i progetti transfrontalieri e i programmi multifondo, soprattutto quando permettono di valorizzare la capacità di mobilità dei cittadini europei, modernizzare  le vie di navigazione  e le infrastrutture stradali e ferroviarie, contribuire allo sviluppo del mercato interno dell’energia e alla sua accessibilità, e sfruttare la flessibilità delle TIC.

Al fine di garantire la piena mobilitazione delle sue potenzialità, la politica di coesione dovrebbe continuare ad applicarsi  a  tutte  le  regioni  dell’Unione, con l’obiettivo prioritario di  quelle con maggiore  ritardo. I  fondi strutturali e i programmi associati dell’Unione vanno utilizzati innanzi tutto per sostenere le nuove opportunità orientate al futuro e assicurare lo  sviluppo  a  lungo termine  delle regioni  economicamente più deboli. È importante a tal fine che il finanziamento mirato della politica di coesione rimanga  una priorità nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020, mantenendo saldamente il PIL come principale criterio di riferimento. Inoltre, una quota consistente delle risorse finanziarie  assegnate  nel  quadro  dei  progetti  di  coesione  dovrebbe continuare a essere destinata a investimenti nelle infrastrutture e nell’istruzione superiore. Le risorse di bilancio assegnate alla politica agricola comune nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale dovrebbero accrescere la competitività del settore agricolo e continuare a sostenere il processo di trasformazione strutturale attraverso la ristrutturazione e la modernizzazione delle zone rurali, trasformandoli in settori orientati alla conoscenza.  Le dotazioni  di bilancio dovrebbero  favorire la diffusione e lo sviluppo delle innovazioni nelle zone rurali. Il sostegno alle PMI, all’innovazione  e all’efficienza energetica è una componente strumentale fondamentale per  la realizzazione  degli  obiettivi  della  politica  di  coesione.  Per  questi  interventi,  andrebbero  pertanto privilegiati i fondi strutturali dando priorità al finanziamento della competitività, specie quella delle PMI, e alla lotta  contro  la  disoccupazione giovanile. I fondi UE  disponibili  in  base  alle  vigenti  prospettive  finanziarie pluriennali  e non ancora impiegati devono essere utilizzati in modo rapido ed efficiente per interventi volti a prevenire l’elevata disoccupazione  giovanile e a facilitare l’accesso delle PMI ai finanziamenti  con l’intento di sostenere la creazione di posti di lavoro per i giovani. La futura politica di coesione dovrebbe inoltre affrontare le sfide demografiche sia nelle regioni più deboli che in quelle sviluppate, dal momento che l’Europa si trova alle prese con sfide demografiche regionali senza precedenti e con popolazioni di determinate regioni geografiche fortemente colpite dalla povertà, dalla discriminazione e dall’esclusione.

Gli investimenti  nelle infrastrutture  a banda  larga e in altre tecnologie  legate  alle TIC hanno  un notevole effetto  moltiplicatore  sull’economia.  La connessione  delle  famiglie  europee a Internet dovrebbe,  pertanto, essere un importante criterio nella programmazione  dei prossimi interventi di coesione. Occorre predisporre incentivi e programmi specifici per gli anziani (65 anni e oltre), che rappresentano il gruppo di persone con il minor numero di connessioni a Internet. I sistemi  di controllo  dell’Unione,  oltre a valutare  la legalità e la regolarità  dei progetti  finanziati  dai fondi comunitari,  devono anche provvedere  a valutare accuratamente  la loro efficacia e dare maggiore enfasi alla condizionalità  e ai risultati ottenuti. Questo per evitare che i fondi UE servano a finanziare progetti che non generano crescita e che potrebbero comportare pertanto una diminuzione generale nell’accettazione dei fondi comunitari. Il PPE appoggia con fermezza una gestione più efficace dei fondi UE che semplifichi le regole per i beneficiari finali e snellisca le strutture amministrative.

Le politiche strutturali e di coesione devono essere flessibili, efficaci e dare risultati, soprattutto in periodi di grave recessione economica, evidenziando la necessità di criteri atti a garantire l’effettivo raggiungimento degli obiettivi e delle finalità dei finanziamenti.  Per questo, la politica di coesione dovrebbe  svolgere un ruolo più importante nel mitigare gli effetti negativi del calo della domanda interna ed esterna. La politica di coesione europea è uno strumento di attuazione del principio di solidarietà. Conferisce visibilità alle conquiste  dell’UE  e assume  grande importanza per i cittadini  europei nei periodi di crisi economica e finanziaria. La politica di coesione deve essere oggetto di una migliore informazione e comunicazione nelle nostre città e regioni. In quanto forza politica trainante dell’Europa, il PPE ritiene strategicamente e politicamente importante spiegare il valore aggiunto delle risorse e delle politiche dell’UE e il loro impatto sulla vita dei cittadini.